Negli ultimi giorni la politica è tornata a parlare - e non di certo ad occuparsi - di una parola che i media nazionali avevano dimenticato da tempo, quella di Sud. Di certo non ci incanta la strumentalità con cui l'astuto Lombardo sta facendo pressione sul governo per questioni interne alla Sicilia, ma - semmai - vanno fatte le dovute considerazioni sulle scontate reazioni della Lega Nord, la quale - con Bossi - ha subito espresso delle perplessità sulla missione dei nostri militari in Afghanistan per ricattare - come al solito - Berlusconi e far tornare sulla retta via un governo che fa gli interessi solo ed esclusivamente di 1/3 del paese. Va letta in questo senso anche la boutade che prevede di consentire l'insegnamento solo a quei professori che conoscano il dialetto della regione in cui operano. E', del resto, questo un vecchio pallino leghista che torna, ciclicamente, ogni estate a ridosso delle bocciature alla maturità di Renzo Bossi - il figlio maggiore del Senatùr che si vanta di chiamare i ministri del partito per fornigli indicazioni sui suoi desideri - e che ricalca quella sui magistrati padani in padania.
Pertanto, in attesa di una riforma "federale" della scuola, ci godiamo gli esiti di un concorso in magistratura spostato illegittamente a Milano e sul quali sono emersi molti dubbi sulla regolarità.
Non sono, tuttavia, questi gli elementi che devono far tremare il popolo del Sud: che la Lega avrebbe fatto di tutto per tagliarlo fuori non è di certo una novità, posto che - al momento - è in discussione addirittura l'erogazione del fondi FAS, fondi che la comunità europea eroga per il Sud e soltanto per il Sud ma che la Lega ha fatto bloccare per farli passare come una concessione, un privilegio ai danni del Nord.
Ciò che deve, invece, preoccupare sul serio è l'assegnazione dei fondi universitari che la Gelmini erogherà, in prevalenza, alle piccole università del Nord. Senza voler togliere nulla a centri accademici come Verona, non ci sembra affatto che la Federico II di Napoli o la Sapienza di Roma - dove si studia per davvero e i professori universitari fanno i professori universitari e non quelli del liceo! - possano essere tagliate fuori in nome di criteri tutt'altro che oggettivi. Come si può, del resto, valutare un ateneo in blocco senza distinguere facoltà da facoltà?
Se è vero che nei grandi atenei i baroni considerano spesso la cattedra un fastidio, non si possono di certo promuovere le micro-università in cui i professori fanno i tutors ai loro studenti in attesa - se meritevoli - di diventare professori in atenei seri, cioè in quelli che la Gelmini non finanzierà.
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29/07/09
30/05/09
Raffaele Lombardo (MPA) si emancipa dal cuffarismo e sfida l'asse nordista del PdL.
Sicilia, rivoluzione nel governo
Entra solo metà Pdl, Cuffaro fuori
E i vertici del Pdl ora chiedono a Lombardo un incontro dopo le europee
e lo invitano ad evitare "eccessi e furbizie" nel definire la nuova Giunta regionale
PALERMO - Due magistrati, un imprenditore impegnato nella battaglia anti racket, solo una parte del Pdl e nessun uomo dell'Udc di Cuffaro. Nasce la nuova giunta siciliana guidata da Raffaele Lombardo. Il leader dell'Mpa ha annunciato i nomi dei primi nove assessori del governo-bis chiudendo così la crisi che si era aperta lunedì quando il presidente della Regione aveva azzerato la giunta in seguito agli scontri con gli alleati.
Nel nuovo governo di Lombardo non entra il Pdl, ma solo la componente che fa capo al sottosegretario Gianfranco Micciché (a lui fanno riferimento i due assessori confermati Giambattista Bufardeci e Michele Cimino) oltre a Luigi Gentile ex di An anche lui deciso a sfidare il diktat dei vertici del partito che hanno minacciato di espulsione chiunque avesse accettato la proposta di entrare a far parte del Lombardo-bis.
Un diktat che, dopo l'annuncio, ha ripetuto da Roma il ministro La Russa: "Nessuno ha potuto né può aderire senza una autoesclusione dal Pdl".
Nella nuova compagine ci sono poi due uomini dell'Mpa, il partito del presidente (Roberto Di Mauro e Giuseppe Sorbello) e soprattutto ci sono cinque assessori tecnici, dei quali due sono magistrati: Massimo Russo (ex pm impegnato in indagini di mafia che guida l'assessorato alla Sanità) e Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici il giudice ucciso dalla mafia a Palermo nel 1983.
Tra i tecnici sembrava entrasse, ma sembra in forse, il rettore dello Iulm e presidente della Fondazione Banco di Sicilia Gianni Puglisi e Marco Venturi, vicepresidente di Confidustria Sicilia e tra gli imprenditori che hanno avviato la battaglia contro il racket. Restano a disposizione due posti in giunta che Lombardo tiene liberi per proseguire la trattativa con il resto del Pdl, l'area che fa capo al coordinatore regionale Giuseppe Castiglione e al ministro della Giustizia Angelino Alfano, e con l'Udc di Salvatore Cuffaro che per il momento ha annunciato di "voler stare all'opposizione di questo governo".
In una nota i coordinatori del Pdl Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi invitano Raffaele Lombardo a evitare "eccessi e furbizie" nel definire la nuova Giunta regionale della Sicilia e ad attendere le elezioni per arrivare poi a una soluzione condivisa con i "vertici nazionali e regionali" del Pdl.
"Il coordinamento nazionale del Pdl - si legge nella nota - conferma quindi il giudizio negativo sui modi e sui tempi con cui l'onorevole Lombardo ha affrontato il ripensamento sulla composizione della giunta che per primi avevamo e continuiamo a sollecitare, ma nelle forme utili per un rilancio dell'amministrazione siciliana. Senza la matassa polemica influenzata dal clima elettorale. Il coordinamento nazionale del Pdl rinnova quindi l'invito a operare, tutti, senza presunzione e facendo prevalere realmente gli interessi della Sicilia attraverso un necessario anche se faticoso lavoro di condivisione".
"In ogni caso - sottolineano i tre coordinatori nazionali del Pdl - nessuna delle soluzioni che prima delle elezioni venisse autonomamente assunta dal presidente Lombardo o, in ipotesi, da singoli deputati regionali, potrà trovare accoglimento nemmeno come soluzione transitoria o potenziale senza una intesa e condivisione con i vertici del Pdl. In definitiva, spetterà al coordinamento nazionale del Pdl, di intesa con i coordinatori regionali e i capigruppo, valutare ogni prospettazione nei tempi da noi preannunciati
Entra solo metà Pdl, Cuffaro fuori
E i vertici del Pdl ora chiedono a Lombardo un incontro dopo le europee
e lo invitano ad evitare "eccessi e furbizie" nel definire la nuova Giunta regionale
PALERMO - Due magistrati, un imprenditore impegnato nella battaglia anti racket, solo una parte del Pdl e nessun uomo dell'Udc di Cuffaro. Nasce la nuova giunta siciliana guidata da Raffaele Lombardo. Il leader dell'Mpa ha annunciato i nomi dei primi nove assessori del governo-bis chiudendo così la crisi che si era aperta lunedì quando il presidente della Regione aveva azzerato la giunta in seguito agli scontri con gli alleati.
Nel nuovo governo di Lombardo non entra il Pdl, ma solo la componente che fa capo al sottosegretario Gianfranco Micciché (a lui fanno riferimento i due assessori confermati Giambattista Bufardeci e Michele Cimino) oltre a Luigi Gentile ex di An anche lui deciso a sfidare il diktat dei vertici del partito che hanno minacciato di espulsione chiunque avesse accettato la proposta di entrare a far parte del Lombardo-bis.
Un diktat che, dopo l'annuncio, ha ripetuto da Roma il ministro La Russa: "Nessuno ha potuto né può aderire senza una autoesclusione dal Pdl".
Nella nuova compagine ci sono poi due uomini dell'Mpa, il partito del presidente (Roberto Di Mauro e Giuseppe Sorbello) e soprattutto ci sono cinque assessori tecnici, dei quali due sono magistrati: Massimo Russo (ex pm impegnato in indagini di mafia che guida l'assessorato alla Sanità) e Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici il giudice ucciso dalla mafia a Palermo nel 1983.
Tra i tecnici sembrava entrasse, ma sembra in forse, il rettore dello Iulm e presidente della Fondazione Banco di Sicilia Gianni Puglisi e Marco Venturi, vicepresidente di Confidustria Sicilia e tra gli imprenditori che hanno avviato la battaglia contro il racket. Restano a disposizione due posti in giunta che Lombardo tiene liberi per proseguire la trattativa con il resto del Pdl, l'area che fa capo al coordinatore regionale Giuseppe Castiglione e al ministro della Giustizia Angelino Alfano, e con l'Udc di Salvatore Cuffaro che per il momento ha annunciato di "voler stare all'opposizione di questo governo".
In una nota i coordinatori del Pdl Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi invitano Raffaele Lombardo a evitare "eccessi e furbizie" nel definire la nuova Giunta regionale della Sicilia e ad attendere le elezioni per arrivare poi a una soluzione condivisa con i "vertici nazionali e regionali" del Pdl.
"Il coordinamento nazionale del Pdl - si legge nella nota - conferma quindi il giudizio negativo sui modi e sui tempi con cui l'onorevole Lombardo ha affrontato il ripensamento sulla composizione della giunta che per primi avevamo e continuiamo a sollecitare, ma nelle forme utili per un rilancio dell'amministrazione siciliana. Senza la matassa polemica influenzata dal clima elettorale. Il coordinamento nazionale del Pdl rinnova quindi l'invito a operare, tutti, senza presunzione e facendo prevalere realmente gli interessi della Sicilia attraverso un necessario anche se faticoso lavoro di condivisione".
"In ogni caso - sottolineano i tre coordinatori nazionali del Pdl - nessuna delle soluzioni che prima delle elezioni venisse autonomamente assunta dal presidente Lombardo o, in ipotesi, da singoli deputati regionali, potrà trovare accoglimento nemmeno come soluzione transitoria o potenziale senza una intesa e condivisione con i vertici del Pdl. In definitiva, spetterà al coordinamento nazionale del Pdl, di intesa con i coordinatori regionali e i capigruppo, valutare ogni prospettazione nei tempi da noi preannunciati
18/01/09
Tra Malpensa e Fiumicino a perderci è il Sud.
E' strano che nessuno abbia sottolineato che i tagli più igenti della CAI riguardino proprio gli aereoporti del Sud e, in particolare, Capodichino. Infatti, se i Leghisti hanno fatto di Malpensa una battaglia ideologica e i partiti romani si sono arroccati su Fiumicino, nessuno si è accorto che, con il nuovo piano industriale di Alitalia, il Sud sarà quasi del tutto tagliato fuori. Se avessimo dei rappresentanti politici spendibili, avremmo pure potuto accennare ad una protesta, ma, siccome noi abbiamo gente come Bassolino e Iervolino, non ci è data neppure questa possibilità. Non è un caso, del resto, che Lombardo, dalla sua Sicilia, sia l'unico che abbia provato timidamente a polemizzare, salvo poi ricordarsi di avere un sottosegretario a Roma e fare marcia subito indietro...
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