31/12/09

Buon 2010 a tutti!

Che sia un anno di ritrovata liberta' e di soddisfazioni senza Bassolino, Iervolino e cloaca circostante.

Auguri a tutti noi patrioti meridionali, a Napoli e a tutti voi lettori.

Auguriamoci di riprenderci la nostra identita' e la nostra terra
spezzando le catene dei colonizzatori. Mando poi i miei saluti a tutti i miei amici spagnoli che mi sono venuti a trovare a Napoli rimanendo colpiti dalla straordinaria bellezza della citta' ma anche dai numerosi punti di contatto che ci sono tra noi napoletani e i valenciani.

Consentitemi, inoltre, un augurio speciale all'Iran,paese che in questo momento sta resistendo all'ennesimo tentativo di golpe da parte delle potenze oscure, e ai miei amici musulmani i quali non mi hanno fatto mancare gli auguri per un Santo Natale.

Un augurio, infine, va esteso anche alle menti eccelse che negli ultimi 10 anni si sono dilettate a portarci allo scontro di civilta' e hanno trovato in Obama il degno successore di Bush : possano ritrovare la fantasia delle origini, visto che le ultime notizie provenienti dall'Iran e sull'attentatore misteriosamente imbarcato senza controlli dimostrano che ne hanno urgentemente bisogno. Non sia mai che i milioni di morti che hanno causato tormentino le loro coscienze!

Auguro un fantastico 2010 a tutti tranne a due bipedi che possono indurre solo al vomito e sono il presidente della camera e l'anonimo nordista che, da parassita ignorante e volgare qual e', vive su questo blog - forse dando un senso alla sua vuota giornata - lasciando insulti che stanno solo a dimostrare l'inferiorita' della razza bastarda a cui appartiere.

17/12/09

Se fosse successo in Iran, apriti cielo...

Accade queste nella perfida Albione, il simbolo del nuovo Occidente. Accade che una ragazza italiana sia stata arrestata e tenuta in cella 5 ore - in applicazione alle leggi antiterrorismo - semplicemente per aver filmato alcuni edifici di rilievo storico e artistico. Accade che Simona Bonomo, un'italiana di 32 anni a Londra per un corso d'arte, sia stata avvicinata da due 'agenti di supporto', una
sorta di poliziotti di quartiere, mentre stava girando un piccolo filmato amatoriale nell'area di Paddington. Quando gli agenti le hanno chiesto perche' stava filmando e lei ha risposto loro ''per divertimento'', uno dei due ha ribattuto:

''Ti piace guardare quegli edifici. Stai filmando per divertimento? Non ti credo''.

Quando la studentessa si e' rifiutata di far vedere il filmato al poliziotto, questi ha incalzato: ''Posso guardarlo comunque se voglio, se credo abbia a che fare con il terrorismo. Stai filmando un sito importante''. Gli agenti hanno poi accusato Bonomo di comportarsi in maniera indisponente e,affermando che stava comunque andando in bicicletta in contromano, hanno minacciato di multarla.

E poi, l'arresto, dopo averla lasciata per qualche minuto, gli agenti sono tornati con rinforzi e, accusandola di essere aggressiva, l'hanno ammanettata e portata in centrale.

Dopo cinque ore di reclusione, e' stata rilasciata con una multa di 80 sterline per disturbo dell'ordine pubblico.

Un episodio spiacevole, certo, ma la cui rilevanza va con buon senso circoscritta.
Senonche' ogni volta che giungono notizie similari dall'Iran per motivi ben piu' fondati assistiamo alla rivolta degli imbecilli

Qualche testata importante avrebbe scritto un articoletto pieno di luoghi comuni e di inni alla liberta' occidentale e i blogs culturalmente appiattiti sulla Santanche' ci avrebbero campato per mesi.

Invece e' successo a Londra, nel centro della centralissima Londra, e nessuno se n'e' accorto.

Ipocrisia o semplice stupidita'?

Caro Gesù, ti scrive un soldatino.

Marcello DE ANGELIS.

Il 7 maggio del 1967, assieme al maggiore dei miei fratelli, ho ricevuto il sacramento della Cresima, che allora si poteva avere contestualmente a quello della Comunione. Eravamo in sette ad essere sacramentati e la ridondanza di questo numero, che avevamo imparato già alle elementari a considerare simbolicamente importante (i sette colli, le sette meraviglie e persino i sette nani...), ci parve rendere ancora più decisiva quella giornata.

Il giorno fu infatti carico di emozioni, tanto che la sera, a letto dopo Carosello, non riuscivamo a prendere sonno e chiacchierammo a lungo del grande cambiamento che l’evento avrebbe portato nelle nostre vite. Mio fratello - bambino dalle visioni semplici e chiare - mi chiese quando, secondo me, ci avrebbero mandato a fare le crociate.

Alla mia domanda di chiarimenti mi rammentò, sottolineando la mia scarsa comprensione delle cose, che il vescovo, ungendoci e mettendoci la fascia con la croce sulla fronte, ci aveva ordinati “soldati di Cristo” e questo aveva un significato incontrovertibile: i soldati combattono, quelli di Cristo combattono contro i nemici di Cristo. E gli unici che gli venivano in mente, per conoscenze storiche, erano i musulmani, che occupavano i luoghi santi.

Io ero già da allora considerato - da mio fratello in particolare - un piccolo saccente petulante, quindi quando gli feci notare che in quel momento non c’erano crociate in corso e che a Gerusalemme non c’erano tanto i maomettani quanto gli israeliani, si mostrò stizzito ma non insistette più di tanto, rinviando a ulteriori approfondimenti.

A distanza di anni però, le crociate ancora non iniziavano e noi volevamo ancora essere soldati di Cristo. In Medio Oriente c’era la guerra sì, ma coinvolgeva più nazioni che religioni e la nostra immaginazione venne catturata dal conflitto scoppiato in Nord Irlanda tra cattolici e protestanti. I cattolici erano evidentemente vessati e vittime della violenza odiosa degli eretici - che noi ritenevamo tra l’altro non essere irlandesi ma inglesi invasori.

La sera, nelle mie preghiere prima di dormire, cominciai a chiedere quotidianamente a Gesù di far morire il reverendo Ian Paisley, leader dei lealisti che vedevo, in un’informazione televisiva in bianco e nero (in tutti i sensi), come i nemici della nostra religione. Dio non mi dette mai ascolto, tant’è che il reverendo è ancora in vita e finì per fare parte del primo governo “misto” del Nord Irlanda in accordo con i cattolici repubblicani del Sinn Féin.

Pochi anni dopo - eravamo alle medie - le nostre speranze di essere chiamati a combattere vennero risvegliate dagli scontri tra Valloni (francofoni e cattolici) e Fiamminghi (germanici e protestanti), in Belgio. In televisione assistevamo a sassaiole e cariche della polizia e speravamo che lo scontro dilagasse in tutta Europa opponendo ovunque cattolici e protestanti come nella Guerra dei trent’anni. Noi, ovviamente, soldati di Cristo, avremmo difeso la Santa sede e il Santo padre. Avevamo fatto le elementari dalle suore e già da molti anni eravamo negli scout cattolici, che ci avevano rafforzato nell’idea di essere cavalieri che combattevano senz’armi al servizio di Dio.

Sette anni dopo la cresima avevamo trovato una visione più chiara di chi dovessimo combattere. Giunti al liceo avevamo conosciuto i comunisti - che nel Sessantotto animavano i miei incubi perché la suora ci diceva che avevano occupato l’Università dove aggredivano i religiosi e spezzavano i crocefissi - e che dal vivo erano anche peggio. Oltre a odiare Dio erano anche nemici della Patria. Oltre a spezzare i crocefissi sputavano sul Tricolore e questo noi, che come primo libro avevamo letto Il piccolo alpino di Salvator Gotta e avevamo promesso «sul nostro onore» da giovani esploratori, «di fare del nostro meglio per compiere il nostro dovere verso Dio e verso la Patria», non potevamo proprio permetterlo.

Ben presto, prima che un nuovo settennato fosse compiuto, scoprimmo che i veri nemici di Dio e della Patria si nascondevano spesso sotto le insegne delle istituzioni, truffando e derubando il popolo che gli dava fiducia e servendo come lacchè le potenze straniere che ci avevano sconfitto in guerra. I comunisti restavano comunque nei nostri pensieri, anche perché, a loro volta, avevano scoperto quanto utili nemici fossimo noi, che nel frattempo eravamo militanti di destra a tempo pieno, tentando di spedirci all’ospedale o al Creatore in vari modi e cercando di mandare in fumo o in pezzi la nostra casa.

Non so a quali riflessioni sarebbe giunto mio fratello con un ennesimo settennato, non lo saprò mai. Morì in una cella del carcere di Rebibbia a ventidue anni, ancora assolutamente convinto di combattere contro i nemici di Dio e della Patria.

Io, che di settennati ne ho maturati invece alcuni altri, continuo ad aggiustare la mia schmittiana “identificazione del nemico” con il variare dei tempi e della storia. A cinquant’anni ritengo, senza più l’innocenza del bambino o del ragazzino, che il nemico di Dio sia l’ateo e non chi prega in un’altra lingua. E considero blasfemo chi asserisce che gli altri preghino un Dio diverso dal nostro, perché Dio è e può essere solo Uno (come sapeva già Plotino).

Ho continuato a sentire Dio chiamarmi alla crociata per liberare i luoghi santi (la chiamata che tanto aspettava mio fratello che come ultimo progetto, prima di morire, voleva raggiungere il Libano per combattere con i maroniti), ma quei luoghi vorrei liberarli dall’odio che genera odio, da una pratica quotidiana di umiliazione e di violenza e dalla disperazione che non ci possa mai più essere una soluzione di giustizia e di pace.

Non prego più Dio di far morire gli avversari del cattolicesimo, ma sicuramente lo imploro quotidianamente di inibire le capacità di espressione di chi sporca tutto ciò che è sacro sfruttandolo per una prima pagina, un po’ d’attenzione televisiva, per vendere qualche copia in più di un libro o di un quotidiano o, peggio ancora, per buttarsi in politica.

I simoniaci, quelli che fanno commercio delle cose di Dio, quelli sì che mi fanno schifo. E quelli che straparlano di cose a cui non hanno dedicato nemmeno sei mesi di studio. E quelli che parlano a nome di questi o quelli senza rappresentare altro che se stessi. Che si dicano cristiani o musulmani.

Mi commuovo ancora per quel bambino nato in Palestina, un ebreo rinnegato dai suoi, considerato un sovversivo da tutti, sacrificato sulla croce per placare i conflitti politici e riportare l’ordine in una colonia. Un bambino che un miliardo di persone considerano figlio di Dio e un altro miliardo considerano uno dei più venerabili profeti di Dio. Non lo considerano Dio, perché, dicono, se Dio è unico non può esserci nessun altro come lui, e non capiscono proprio come si possa essere Uno e Trino.

E venerano Maria, ma non la chiamano Madre di Dio, perché Dio, che è il padre di tutte le cose, non può avere né padre né madre, perché il creatore non può essere creato. E chiamano Gesù “il profeta Isa”, ma non “il figlio di Dio” perché, dicono, siamo tutti figli di Dio.
Ma nessuno, oggi, li considera nemici per questo, bensì perché parlano strano, odorano strano, si vestono strano e pregano facendo cose buffe. Quindi vanno tenuti fuori dal nostro mondo perché essere strano, evidentemente, è contagioso e potrebbe far diventare strani anche noi.

C’è il pericolo che le nostre figlie, anziché andare a ballare sui cubi a dodici anni, mettersi il pearcing, la minigonna e magari abortire a sedici e chiederci le tette e il naso finto per il loro diciottesimo compleanno e a quarant’anni - donne autonome e affermate - modificarsi anche le labbra, gli zigomi e qualche altro pezzo, ci tornino un giorno a casa con un fazzoletto in testa, come le nostre nonne

Ancora non potrei giurare che Cristo sia la sola via e non potrei mai essere un soldato contro un altro fedele alla ricerca della verità per un’altra via. Né posso essere nemico di chiunque preghi sinceramente Dio. Comunque lo chiami e in qualunque altra lingua.

Vorrei ancora essere un soldato invece, per combattere fino all’ultimo giorno chiunque veneri alcunché al di fuori di Dio: la carriera e il successo, il danaro e il potere, il lusso, la menzogna, la vanità e, insomma, se stesso. Come certi conduttori e certe signore, certi direttori o peggio i loro vice.
Aiutami, ti prego, bambino Gesù, a non diventare mai come loro.

E se vedi che sto per diventarlo, fammi morire prima. Perché io credo nella vita eterna e morire è solo un ritornare a Dio, che è l’origine e la fine di tutte le cose. E questo è anche il mio biotestamento. Liberami, o Signore, da medici e magistrati, come dalla solitudine e dal dolore.

A Sud solo il 27% delle risorse: da 150 anni si pappa tutto il Nord.

Nel 2007 lo Stato ha erogato pagamenti per circa 629 miliardi di euro: e' il Nord che assorbe piu' risorse, quasi quanto Centro e Sud assieme.E' una cifra che comprende la spesa per attivita' quali l'istruzione, la difesa del territorio, le prestazioni assistenziali, la sicurezza. Lo rileva il rapporto 'La spesa statale regionalizzata', realizzato dalla Ragioneria generale dello Stato. Alle Regioni del Nord sono andate circa il 43% delle risorse; al Centro circa il 30% e al Sud solo il 27%.

ECCO QUI L'UNITA'!

16/12/09

A Napoli lo sceriffo di Nottingham

La sindacessa Rosa Russo Iervolino non ha digerito ancora le dimissioni di Riccardo Realfonzo, suo assessore al bilancio per un anno in seguito alla fuga - quasi da latitante - dell'altro galantuomo. «Inspiegabili politicamnte,ha la sindrome di Robin Hood» ha ribadito in aula. Piccata la replica dell’ex assessore: «Allora lei è lo sceriffo di Nottingham». Poi un’altra stoccata: «Tutti hanno capito che le mie dimissioni costituiscono un atto di denuncia del sistema inefficiente e clientelare con il quale vengono gestite le società comunali.

13/12/09

Il lodo Di Pietro.

Antonio DI PIETRO, un personaggio squallido amato da gente ancora piu' squallida di lui, non piu' di 3 giorni fa ha incitato la piazza alla violenza con un registro linguistico che, se fosse stato stato utilizzato da un boss, avremmo definito intimidazione mafiosa. Ora l'aggressione subita da Berlusconi e il primo - vile - commento istintivo di DI PIETRO alla notizia dimostrano che costui e' stato il mandante politico di questo atto criminoso. Per il codice penale l'istigazione e' punibile quando questa viene accolta e il reato viene consumato. E' questo il caso.

Perche' Di Pietro non si fa, allora, processare dai suoi ex colleghi?
O gode di una impunita' particolare che non necessita di lodi e che gli riconosce il diritto a sparare fesserie?

12/12/09

E’ il caso che la Provincia esca da Bagnolifutura

sabato, dicembre 5, 2009
Rispoli: dal Comune artifici ai limiti della legalità

(di Espedito Vitolo da il Corriere del Mezzogiorno)

Bagnoli avrebbe dovuto uni­re la città e le istituzioni in un progetto uni­co dal quale ripartisse la rinascita. Un ango­lo meraviglioso del Golfo da risistemare do­po la morte dell’Italsider. E invece tutto è ancora lì. A sottolinearlo, meno di un mese fa, anche la Corte dei Conti: «La trasforma­zione urbana – scrissero i magistrati conta­bili – è stata decisa fin dal 1994, ma ancora non è stata completata nonostante la con­gruità dei finanziamenti concessi per oltre 259 milioni di euro (la spesa tuttavia è sta­ta solo del 30%)». Ora la vicenda di Bagno­li, divide radicalmente Provincia e Comu­ne. Luigi Rispoli, presidente del Consiglio provinciale, ha molte perplessità, soprattut­to dopo l’ultima ordinanza del Comune di Napoli. «Una vicenda, quella di Bagnoli ­spiega – che come tante altre che riguarda­no il Comune di Napoli, assume sempre di più toni grotteschi ed inverosimili».

A cosa si riferisce?

«Come si sa, il Comune di Napoli ha ap­provato il 23 ottobre scorso una proposta di piano attuativo per Bagnoli che, sostan­zialmente, toglie cubature precedentemen­te destinate alla produzione di beni e servi­zi e le assegna alle abitazioni. La proposta, che nasce nella Società Bagnolifutura, appa­re priva di una reale motivazione ed è co­struita su un presupposto più che discutibi­le: a parità di numero complessivo di abita­zioni si modificano solo le volumetrie».

Questo quali conseguenze comporta?

«Ovviamente i carichi urbanistici effetti­vi non potranno che cambiare facendo va­riare a loro volta gli standard abitativi e so­prattutto il valore dei suoli. In pratica è faci­le comprendere che, a parità di volumetrie, mantenere lo stesso numero di alloggi vuol dire solo costruire case più grandi il cui costo sarà inevitabilmente maggiore».

In cosa consiste lo scontro con la Pro­vincia?

«La nostra amministrazione, guidata da Luigi Cesaro, non ha potuto non interveni­re. Su proposta dell’assessore Aniello Pa­lumbo è stata approvata pochi giorni fa una deliberazione con la quale vengono formulate, precise osservazioni destinate certamente a far discutere. Segnaliamo co­me il provvedimento adottato dal Comune costituisca una variante alle previsioni del­la strumentazione urbanistica generale».

In che modo?

«I nostri tecnici hanno fatto una istrutto­ria; la Variante Occidentale, approvata a suo tempo dal Consiglio comunale, stabili­sce per le residenze il limite massimo di 300mila metri cubi. Quindi, il Pua (piano urbanistico attuativo, ndr), in quanto tale, non poteva elevare questo valore a 515 mi­la metri cubi perché tale variazione si con­figura in maniera inequivocabile come una variante. Gli uffici provinciali, inoltre, hanno anche evidenziato come il Pua, nel momento in cui modifica la suddivisione contenuta nella tabella prevista dall’artico­lo 23 della predetta Variante, compie un at­to che si configura come un’ulteriore modi­fica al Prg, di competenza, quindi, del Con­siglio comunale. Infine, anche la previsio­ne relativa all’assenza di incremento urba­nistico proposta dal Comune viene scon­fessata. Infatti, applicando correttamente i parametri risulterebbe un aumento degli abitanti pari a 2156 unità che obbliga a un incremento delle aree da destinare a stan­dard abitativi. Insomma, con la delibera ap­provata dalla Giunta comunale ci trovia­mo di fronte non solo ad un artifizio urba­nistico a nostro avviso ai limiti della legali­tà, ma anche di fronte ad un nuovo e peri­coloso esautoramento del Consiglio Comu­nale che, visto quanto rilevato dalla Provin­cia, dovrebbe essere invece competente sulla materia».

Sono accuse gravi.

«No, è l’intervento di un’amministrazio­ne ormai al capolinea che pretende di deci­dere le sorti e il futuro di Napoli e dell’inte­ra provincia. Alla luce di tutto ciò, che di­mostra tra l’altro ancora una volta come si intendano le relazioni interistituzionali da parte del centrosinistra, non possiamo che porci seriamente il quesito se valga effetti­vamente ancora la pena come amministra­zione provinciale di restare nell’ormai cal­derone Bagnolifutura » .

11/12/09

Alla faccia degli imbecilli.


2 marocchini, 2 olandesi, 2 statunitensi (tra cui una ragazza), un polacco, uno spagnolo, un tedesco e un napoletano; oppure, se preferite, 5 cattolici(tra cui una ragazza), 4 musulmani e un evangelico. Questa foto e' dedicata agli imbecilli, bushisti-leghisti, che continuano a vaneggiare nei loro blogs. La realta' e' ben diversa: E' FRATELLANZA!

Clamoroso, forse il PdL punta su uno in gamba.

Berlusconi, consapevole delle mezze cartucce che inquinano il PdL in Campania, ha capito che, per cercare una persona affidabile, deve guardare oltre il suo partito: ha cosi', di fatto, sfiduciato quei 61 parlamentari che avevano appoggiato Cosentino prima e hanno fatto quadrato sui dirigentuncoli di partito poi. SPERIAMO E ASPETTIAMO L'UFFICIALITA'.


Sembra tramontare la candidatura di Nicola Cosentino alla presidenza della Regione Campania. Silvio Berlusconi ha detto infatti che si sta profilando una candidatura esterna alla politica. In Campania ci saranno delle sorprese, ha affermato parlando ai giovani del Ppe incontrati in una sala dell’albergo che lo ospita a Bruxelles. Per la candidatura, secondo quanto riferito da diversi presenti, Berlusconi ha sostenuto che si sta profilando una candidatura esterna alla politica e che si attingerà dalla società civile.


IL NOME - Di chi si tratta? Secondo alcuni si punterebbe sul magistrato Arcibaldo Miller, capo degli ispettori di via Arenula. Un nome che servirebbe a dare un segnale di legalità in una regione tormentata dalla criminalità e dagli scandali. Un nome che farebbe il paio con quello in campo in Puglia dove il Pdl starebbe puntando su Stefano Dambruoso, ex magistrato dell'antiterrorismo e oggi consulente del ministro Alfano. Ma resta in campo anche una possibile candidatura del numero uno degli industriali napoletani, Gianni Lettieri. E la sorpresa potrebbe arrivare da una possibile candidatura del patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis.

BERTOLASO - «Il Pdl farà in fretta la scelta del candidato alla presidenza della Campania ora che il caso Cosentino è stato risolto, ma lo farà anche con la dovuta riservatezza», così qualche ora prima delle esternazione di Berlusconi, si era pronunciato il vice capogruppo dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello. Alla domanda di una giornalista una valutazione su Bertolaso quale possibile candidato, Quagliariello ha replicato «sarebbe una ottima scelta basti vedere come ha risolto la questione dei rifiuti»

10/12/09

In fuga l'assessore Realfonso, avanti un altro!

A meno di un anno dalla fuga dalla politica dell'ex assessore al bilancio del comune di Napoli Enrico Cardillo, anche il suo successore REALFONSO si dimette. Nel primo caso Cardillo aveva tentato di spegnere i riflettori su di lui nel giorni dell'apertura delle indagini a suo carico per un paio di reati contro il patrimonio e il suicidio dell'altro assessore Giorgio Nugnes; ora i motivi rimangono oscuri. Quel che e' certo e' la sindacessa e compagni continuano a scendere agli inferi. Solo che non ci fanno sorridere.


L'assessore al bilancio del Comune di Napoli, Riccardo Realfonzo, si è dimesso. «Posso dire di avere raggiunto il principale risultato che mi ero prefisso - dice agli organi di stampa l'assessore della Giunta guidata dal sindaco Rosa Russo Iervolino - evitare il dissesto comunale salvaguardando le fasce sociali più deboli. Sono molto soddisfatto per questo, ma al tempo stesso devo constatare che negli ultimi tempi gli spazi per una vera azione di rinnovamento della pratica politica cittadina si sono ridotti, fino a scomparire. Per questo ieri ho rassegnato le mie dimissioni. È stata una decisione meditata e sofferta, necessaria per rimanere coerente con gli obiettivi di rigore, trasparenza e tutela dell'interesse collettivo che ho sempre perseguito».

Realfonso poi punta il dito: «Purtroppo, salvo rare eccezioni, la realtà delle società partecipate del Comune di Napoli resta figlia di un modo di fare politica che ha avuto la meglio in questi anni, che si è annidato soprattutto tra le frange egemoni del Partito democratico e che sta evidenziando i suoi limiti e le sue degenerazioni. Mi riferisco a un complesso scoordinato di strategie che puntano a proteggere interessi particolari, e che tendono a usare le partecipate come macchine per il consenso, legate a prebende e a privilegi. Sono criteri di gestione che finiscono col mortificare i cittadini e gli stessi lavoratori delle aziende comunali, in larghissima parte onesti e volenterosi».

07/12/09

Il mafioso Nicchi arrestato, il popolo esulta.

Corruzione nella PA, Veneto e Sicilia le prime.

Veneto batte Campania. E non si tratta di un primato imprenditoriale ma della classifica delle truffe ai danni dello Stato presentata dal ministro Brunetta. Il record dei furbetti a spese del denaro pubblico spetta alla Sicilia (853 episodi denunciati), al secondo posto però troneggia la regione del Nord Est. In Veneto in cinque anni ci sono stati 773 casi di queste truffe, 32 episodi di corruzione, 27 di concussione e 264 di abuso in atti d'ufficio. Le regioni più virtuose sono Val D'Aosta, Umbria, Molise.

In realtà questi dati, presentati dal solito ministro, non servono a capire quale sia la salute etica della pubblica amministrazione in Italia: non permettono di farsi un'idea del livello di corruzione e quindi di impostare una linea di prevenzione. I numeri delle truffe ai danni dello Stato non forniscono cifre sulla quantità di denaro frodato così come il totale dei casi di corruzione non spiega se si tratta di tangenti intascate da politici per iniziative che condizionano il futuro dei cittadini o dei 50 euro messi in tasca da un vigili per annullare una multa. La Lombardia infatti risulta avere il record della corruzione battendo la Campania: 111 episodi contro 105. Un dato che sembra solo segnalare una migliore efficacia dei controlli al Nord.

Insomma, sono numeri che aiutano solo a fare un titolo ad effetto - come tante sparate del ministro Brunetta - e non servono a comprendere la realtà del Paese. Ci vorrebbero strumenti statistici nuovi, che offrano al legislatore e ai cittadini la possibilità di capire quanto sia esteso il malcostume tra gli amministratori e permettano di prendere provvedimenti. Soprattutto ora che - tra crisi ed evasione fiscale - di denaro nelle casse pubbliche ne è rimasto poco.

03/12/09

Regione, e' ufficiale: il candidato del PdL sara' comunque un incapace.

Ottavio Lucarelli

NO al candidato della società civile per la guida della Regione. Le schermaglie Fini-Berlusconi fanno slittare le scelte e Nicola Cosentino, pronto ad annunciare il definitivo passo indietro, riunisce i vertici Pdl in piazza Bovio per organizzare tesseramento e candidature. Sul tavolo tanti nomi, ma la decisione presa d´intesa con il presidente della Provincia Luigi Cesaro e con gli ex di An Marcello Taglialatela e Mario Landolfi è di sbarrare la strada a qualsiasi ipotesi che arrivi dalla società civile. Decisione che pone un veto forse insormontabile per il presidente degli industriali campani Gianni Lettieri.
«Il candidato – questa la parola d´ordine di Cosentino – dovrà essere un politico. Altrimenti sarebbe una delegittimazione per tutto il nostro gruppo dirigente. E questo non è accettabile dopo le vittorie nei grandi Comuni e nelle Province».
Linea condivisa, come spiega il deputato Marcello Taglialatela: «Il candidato Pdl per la Regione sarà un politico. Un candidato della società civile si sceglie quando c´è un deficit di classe dirigente, ma nel nostro caso i recenti successi e il lavoro che stiamo portando avanti da tempo sono la dimostrazione che la classe dirigente del centrodestrra in Campania c´è ed è legittimata a portare un proprio esponente in Regione».
E intanto Cosentino continua a macinare incontri e riunioni. Ieri i fedelissimi nel vertice regionale Pdl. Oggi la manifestazione in cui la Destra presenta le proposte per “la rinascita della Campania” alle 17 nella sala del consiglio provinciale in Santa Maria la Nova. Mentre tra dieci giorni scatta il tesseramento. Per raccogliere le adesioni al Popolo della libertà saranno allestiti gazebo nelle principali piazze della Campania con una campagna di informazione che prenderà il via nei prossimi giorni. «Siamo convinti – afferma Cosentino – che il Pdl della Campania risponderà con il solito entusiasmo anche a questa iniziativa che coinvolge direttamente il popolo».
Il 9 dicembre i vertici Pdl si ritroveranno con esponenti delle professioni all´hotel Continental, dove la fondazione “Nuova Italia” e l´associazione “Nuova Campania” presentano il dibattito “Napoli-Roma, due capitali, una grande Area metropolitana per lo sviluppo


E' mai possibile questi cialtroni non si rendano conto di essere impresentabili? Nelle parole virgolettate di Taglialatela c'e' tutto il succo del problema: non solo sono impresentabili, ma non ne hanno nemmeno coscienza. Per questo motivo, qualunque sara' il candidato che il PdL presentera', sara' invotabile.

27/11/09

Camorra, arrestato un sostenitore della Iervolino.

Ormai abbiamo perso il conto degli assessori e consiglieri comunali e regionali arrestati per camorra, eppure il duo Cacaglio-Sindacessa continua a rubarci l'ossigeno.

Questa notte i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla magistratura partenopea a carico di 19 persone ritenute elementi di spicco del clan camorristico dei Sarno operante nel quartiere Ponticelli del capoluogo campano ed in vaste aree della provincia.

Il clan contro le associazioni antiracket.Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia i militari dell'Arma hanno accertato estorsioni perpetrate a tappeto ai danni di imprenditori, commercianti ed ambulanti dell'hinterland est di Napoli nonché le attività illecite attuate dalla moglie di un capo clan che, con la complicità, di un politico locale aveva fatto desistere i promotori di una nascente associazione antiracket dall'aprire uno sportello nel Comune di Cercola.

In manette consigliere comunale del Pdci. Anche un consigliere comunale di Napoli, Achille De Simone del Pdci, residente a Cercola è stato arrestato nell'ambito dell'operazione. Secondo quanto si è appreso, nei suoi confronti l'accusa è di violenza privata per aver impedito la nascita di uno sportello antiracket nel comune di Cercola.

De Simone è stato eletto in Consiglio comunale a Napoli con il Pdci, con un buon successo personale in termini di voti. 69 anni, dipendente della Regione Campania, risiede a Cercola, nel Napoletano, dove è stato consigliere comunale dal '78 al 2001 e assessore comunale in diversi periodi sempre nel comune del Napoletano.

De Simone, pur eletto in uno schieramento di sinistra al Comune di Napoli, contemporaneamente ha fatto parte, per un periodo, di una giunta di centro destra a Cercola. È accusato di violenza privata: era in casa di Patrizia Ippolito, moglie del boss Vincenzo Sarno, collaboratore di giustizia. Nell'abitazione fu convocata una persona che voleva aprire un'associazione antiracket. La Ippolito disse che l'associazione non sarebbe stata aperta se l'uomo non avesse riferito alla donna tutte le denunce e le iniziative dell'associazione: dopo l'intervento del clan l'associazione non aprì più.

Presa la moglie del boss Sarno. Gestiva le attività del clan. Tra i destinatari dei provvedimenti anche la Ippolito, che durante questo periodo - secondo l'accusa nei suoi confronti - ha gestito le attività estorsive. È a casa sua che sarebbe stato convocato uno dei commercianti che aveva deciso di avviare un'associazione antiracket. L'uomo sarebbe stato minacciato, e avrebbe avuto il via libera, secondo quanto è emerso, ad avviare l'attività ma solo se avesse poi riferito al clan tutti i dettagli di quanto deciso dall'associazione che poi non fu più costituita.

14/11/09

Consentino, ora Alfano manda gli ispettori del ministero in Procura.

Dopo l'avvio delle indagini preliminari nei confronti di Nicola Cosentino per l'addebito di concorso esterno in associazione di stampo camorristico e i NOTI legami con esponenti dei casalesi, Alfano minaccia di inviare gli ispettori del ministero presso la procura della repubblica. Da che parte sta il governo? Da quella della giustizia o della camorra?
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Un'ispezione alla Procura di Napoli? «Porte aperte, niente da nascondere. Anzi, dimostrerò in che condizioni stanno lavorando i miei». Lo dice il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, in merito alla richiesta al ministro Alfano di un gruppo di deputati del Pdl di un'ispezione alla Procura napoletana. Una sollecitazione dopo l'intervista del pg Galgano che ha puntato l'indice sul «fanatismo» di alcuni pm e, in merito ai magistrati, ha detto che «gli altri hanno cento cavallucci. Noi dieci stalloni di razza, ma 90 asini».

«Se dovessero venire non so cosa ci sarebbe da ispezionare. Ma comunque nessun problema. Dimostrerò che, nonostante i mezzi scarsi di cui disponiamo, riusciamo ad ottenere risultati importanti «come il fermo di sei taglieggiatori del clan Birra-Iacomino ad Ercolano».

«Di certo non si fanno atti di fede nei confronti di dichiarazioni di collaboratori o di altri». Afferma in merito all'ipotesi di eventuali altre inchieste sul sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino. «Stanno circolando voci che per ora, assolutamente, per quanto riguarda il mio ufficio, sono prive di fondamento».

Lepore aggiunge: «Stiamo facendo indagini a tutto campo. È chiaro, naturalmente, che se ci sono denunce o dichiarazioni le andiamo a verificare».

Casini: «Cosentino candidato? Prospettiva lunare». «Ritengo una prospettiva lunare, fuori dal mondo quella di candidare Cosentino alla presidenza della Campania». Così Pier Ferdinando Casini nel discorso con il quale ha concluso la due giorni degli «Stati generali» dell'Udc campano. «Questo lo dico a tutela della sua persona - ha aggiunto Casini - perchè non sono un garantista a giorni alterni. Fino a prova contraria Cosentino è innocente, ma bisogna evitare con dei gesti forti qualsiasi strumentalizzazione politica».

Una regione da sciogliere.

Uno s’illude che esista un limite alle fesserie. Poi ascolta Maurizio Lupi e si mette il cuore in pace. L’altra sera era in pellegrinaggio a Ballarò. Dove gli è toccato difendere pure San Nicola, nel senso di Cosentino, il sottosegretario che sarebbe già in galera se non si fosse rifugiato per tempo in Parlamento e al governo. Il cosiddetto onorevole Lupi strillava: “Non si può parlare del caso Cosentino in tv, tantomeno nel servizio pubblico, in assenza di Cosentino e del suo avvocato”. E l’impavido Floris: “Giusto, qui non si fa cronaca giudiziaria”. Non sia mai che gli scappi una notizia. Scodinzolini non avrebbe saputo dire meglio. Così del caso Cosentino ha parlato solo Lupi, ovviamente per assolvere San Nicola: “Non può essere un camorrista visto che fa parte di un governo e di un partito quotidianamente impegnati nella lotta alle mafie”. E giù la solita sfilza di dati sui beni sequestrati e sui latitanti arrestati, come se a sequestrarli e ad arrestarli fossero il Popolo della libertà e il governo Berlusconi.


Nessuno ha ricordato a questo bel tomo che gli arresti e i sequestri li fanno i magistrati: gli stessi che lui e la sua cricca attaccano ogni giorno come deviati, politicizzati, golpisti, antropologicamente diversi dalla razza umana. Gli stessi che vogliono arrestare Cosentino. Per fortuna, con buona pace di Menzognini e Floris, un po’ di cronaca giudiziaria sopravvive sui giornali e sulla Rete.

Così chi volesse sapere qualcosa delle accuse a Cosentino senza farsele raccontare da Lupi ce la può fare. Basta leggere qualche pagina a caso dell’ordinanza del gip di Napoli per farsi un’idea di cos’è diventata la politica in Campania. Roba da rimpiangere i Gava, detti anche “Fetenzìa”. La regione s’è messa in pari con la Calabria, dove su 50 consiglieri regionali 35 sono inquisiti o condannati. Al confronto la regione Sicilia è un convento di clarisse. Oggi Il Fatto pubblica le pagine gialle degli inquisiti campani di destra, centro e sinistra. Ma si faceva prima con l’elenco dei non indagati. Il governatore Bassolino ha tre procedimenti e un rinvio a giudizio per monnezza e dintorni, con l’accusa di aver truffato la regione che egli stesso rappresenta (è imputato e contemporaneamente parte civile contro se stesso). Infatti il Pd vuole sostituirlo col sindaco di Salerno, De Luca, che di rinvii a giudizio ne ha due. L’ex presidente Pd della provincia di Caserta, De Franciscis, dopo aver dato un appaltone al fratello di un boss casalese, è scappato a Lourdes. La presidente del consiglio regionale Sandra Mastella, imputata per concussione, non può più metter piede in Campania: dovrà convocare il consiglio regionale della Campania fuori dalla Campania, come i governi in esilio in tempo di guerra. Il marito Clemente, eurodeputato ma del centrodestra, è imputato pure lui per concussione. Ed eccoci al Pdl. Cosentino è coordinatore regionale. Il suo vice è Landolfi, indagato per corruzione e truffa “con l’aggravante di aver favorito il clan camorristico La Torre”. Il vicecapogruppo alla Camera Bocchino è indagato per lo scandalo Romeo, assieme al pidino Lusetti e a mezza giunta Iervolino (che almeno qualcuno l’ha mandato a casa). Qualche anno fa, i pm Ingroia e Scarpinato proposero di allargare alle regioni la legge che consente di sciogliere i comuni infiltrati dalle mafie. Apriti cielo: furono tacciati di golpismo giudiziario. Ora, con le notizie che arrivano dalla Campania, quella proposta appare minimalista. Andrebbe estesa alle regioni e ai comuni infiltrati dalla corruzione.

Altro che elezioni: la regione Campania va sciolta e commissariata per cinque anni. Perché la politica s’è infiltrata nella camorra e, a lungo andare, ha finito per corromperla.
Marco Travaglio.

13/11/09

L'amnistia permanente.

In qualunque altro stato del mondo la Destra e' per la certezza della pena ed una giustizia efficiente, nelle Italie - invece - Berlusconi le pensa tutte affinche' non funzioni e il delinquente si senta tutelato. In qualunque altro stato i politici di Destra si ribellerebbero a certe iniziative in campo di giustizia, ma Berlusconi si e' circondato di una massa di coglioni, che nella vita non avrebbero mai combinato nulla di buono, e li ha promossi in parlamento grazie ad una legge elettorale incostituzionale che non permette nemmeno di scegliere chi votare.

Si appresta ad essere approvata una sorta di "amnistia preventiva", ben piu' grave dell'indulto mastelliano che An e Lega si vantano di non aver votato, che esortera' gli eterni indecisi a commettere impunemente quei reati che hanno sempre desiderato consumare. Infatti, se e' vero che la pena dovrebbe rieducare il condannato, di fatto vedremo raramente delle condanne.

Berlusconi l'ha pensata bene: siccome nelle Italie i processi sono troppo lunghi, per risolvere il problema alla radice, basta eliminare direttamente il processo riducendo i termini della prescrizione.

In questo modo, quindi, per chi avra' a proprio carico imputazioni per reati con una pena edittale massima di 10 anni, bastera' attuare elementari tecniche dilatorie per evitare la sentenza di merito e, pertanto, la possibile condanna.

Corruzione,truffa,frodi fiscali,falsi in bilancio,intercettazioni illecite,reati informatici,ricettazione,vendita prodotti con marchi contraffatti,traffico rifiuti,sfruttamento prostituzione,violenza,falsificazione documenti pubblici,falsa testimonianza,lesioni personali,omicidio colposo per colpa medica,maltrattamenti in famiglia,incendio comporteranno solo un fastidio per i pubblici ministeri e per i giudici che svolgeranno una funzione inutile.

Poi, chissa', magari nemmeno la polizia giudiziaria svolgera' indagini su questi reati: tanto a che pro farlo?
La mafia, la camorra, la ndrangheta e i Nicola Cosentino ringraziano.

In un nessun altro stato del mondo e' lo stato a istigare il cittadino a delinquere, ma solo perche' negli altri stati del mondo non c'e' Berlusconi. Affrettatevi, allora, a scegliere il reato che piu' vi interessa commettere: siete nel paese dei balocchi!

12/11/09

Caro Berlusconi, dopo la giustizia, abolisci anche i processi!

In attesa della nuova riforma sul processo penale che il Pd+L sta per approvare per sfasciare definitivamente ogni residuo di giustizia presente nelle Italie e liberare ogni delinquente, Cosentini e Casalesi compresi, salvo immigrati (in modo che Lega potra' continuare a sostenere che sono gli unici in galera!), mi permetto di avanzare una proposta a Berlusconi che e' diretta conseguenza dell'ultima iniziativa da lui intrapresa: ABOLIRE DEFINITIVAMENTE IL PROCESSO PENALE!Sì, abolirlo del tutto. Tanto, ormai, con la nuova riforma, rischia di essere un'inutile perdita di tempo con dispendio di energie fisiche per le parti coinvolte ed economico per lo stato. In questo modo Berlusconi e compari otterranno due risultati:
A) Ridurre i tempi ben oltre la ragionevole durata che l'art 111 della costituzione richiede.
B) Eliminare l'odiosa casta di giudici insolenti che, finalmente, andranno in mezzo ad una strada e non daranno piu' fastidio.

Certo, senza processo, diventeranno disoccupati anche gli avvocati di Berlusconi e dei deputati tutti del PdL, ma per loro si puo' sempre trovare una sistemazione in Parlamento. O no?

21/10/09

Come acquistare voti in Campania: Udeur: 63 indagati

Resta una domanda: e' uno scandalo che coinvolge il centrosinistra per l'appoggio che l'Udeur da' alla giunta Bassolino o che travolge il centrodestra posto che Mastella e' parlamentare europeo per il PdL?




Ci sono lady Mastella e il consuocero

Lonardo, divieto di dimora in Campania. Un file con 655 raccomandati: accanto a ogni nome, quello dello sponsor

L'ingresso della villa di Mastella a Ceppaloni

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NAPOLI - Terremoto all'Arpac, l'agenzia dell'ambiente campano: un'ordinanza di custodia cautelare (ai domiciliari) 63 indagati, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive. Un vero e proprio ciclone contro uno dei settori pubblici, considerato da anni «feudo» del Campanile di Clemente Mastella. L'operazione condotta dalla Guardia di finanza di Napoli e dai carabinieri di Caserta coinvolge, infatti, politici, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti e imprenditori campani.

DIVIETO PER SANDRA - Nell’inchiesta risulta indagata anche la presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, destinataria di un provvedimento di divieto di dimora in Campania, dove svolge la sua attività istituzionale. Non solo: stamane sette carabinieri sono entrati nella villa della famiglia Mastella a Ceppaloni, nel Beneventano e ne sono usciti dopo qualche ora. Nei confronti dell’eurodeputato, che si trovava a Strasburgo, invece è stato emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari.

ARPAC - Il filone dell’indagine per il quale sono scattati gli arresti e gli «avvisi» riguarda l’Arpac, Agenzia regionale per la protezione ambientale. Le accuse contestate vanno dall'’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al falso, all'abuso di ufficio, alla turbativa d’asta e alla concussione. Nel mirino degli inquirenti sia la gestione di appalti pubblici sia i concorsi finalizzati all’assunzione di personale e l'affidamento di incarichi professionali nella pubblica amministrazione. E nel partito chi non si piegava a quest'andazzo veniva vessato e intimidito.

GLI INDAGATI - Arresti domiciliari sono stati disposti per Luciano Capobianco, ex direttore generale dell’Arpac, l’Azienda regionale per la protezione ambientale della Campania. Quindici gli indagati per i quali è stato applicato il divieto di dimora nella Regione Campania. Oltre alla Lonardo; il capogruppo alla Regione Fernando Errico; Nicola Ferraro, consigliere regionale; Antonio Fantini, già presidente della Regione Campania e segretario regionale Udeur. Gli altri provvedimenti riguardano Valerio Azzi, imprenditore; Carlo Camilleri, ingegnere e consuocero di Clemente Mastella; Ruggero Cataldi, ex direttore amministrativo Asl Benevento 1; Giuseppe Ciotola, imprenditore; Bruno De Stefano, direttore generale dell’Asl di Benevento; Arnaldo Falato, dirigente dell’Asl Benevento 1; Carmelo Lomazzo, dirigente Arpac; Massimo Menegozzo, dirigente Arpac; Massimo Palmieri, imprenditore; Francesco Polizio, dirigente Arpac; Mario Scarinzi, ex direttore generale dell’Asl Benevento 1. Il divieto di dimora nelle province di Benevento, Caserta e Napoli è stato disposto per Bartolomeo Piccolo, imprenditore, mentre il divieto di dimora nelle province di Benevento e Napoli per Giustino Tranfa, imprenditore, Antonio Zerrillo, ingegnere. La misura interdittiva del divieto di esercitare l’impresa e la professione è stata disposta per gli imprenditori Gaetano Criscione, Francesco Di Palma, Fabrizio Merolla, Claudio Rossi, Fabio Rossi e per il libero professionista Antonello Scocca.

UN FILE CON I RACCOMANDATI - In un file rinvenuto nel computer sequestrato dalla Guardia di Finanza nella segreteria dell’ex direttore generale dell’Arpac, Luciano Capobianco, compaiono 655 nominativi e la maggior parte sono accompagnati dalla segnalazione di un esponente politico, dell’Udeur ma non solo, che li avrebbe raccomandati. Il documento costituisce uno degli elementi principali intorno a cui ruota l’inchiesta della procura di Napoli coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco. «Si tratta - è scritto nell’ordinanza emessa oggi dal gip Alfano - di raccomandati veri e propri che rispetto ad altri aspiranti privi di sponsor, disponevano della segnalazione di un referente politico che determinerà, nella maggior parte dei casi l’assunzione in violazione delle norme». In alunni casi è emerso che le segnalazioni venivano inviate dai soggetti interessati dal fax in uso allo stesso esponente politico di riferimento, in altri casi il curriculum sarebbe stato scritto a matita proprio dal politico. La procura ha indicato in un riquadro, in ordine decrescente rispetto al numero di segnalazioni, l’elenco degli autori delle segnalazioni (circa 150). Spicca con 100 Nocera (ex assessore regionale Udeur), poi a seguire i nomi di T.Barbato (43), Fantini (36), Giuditta (35), C.Mastella (26), Enrico (17), S.Mastella (12). Tra gli altri nomi di politici locali e nazionali più noti figurano anche Bassolino (2), De Mita (2), Pecoraro Scanio (1), Sales (1). Le persone segnalate sarebbero state favorite per incarichi esterni (consulenze) o per assunzioni all’Arpac a scapito di aspiranti privi di sponsor. Si scatena subito la ridda delle smentite: i primi a farle sono Pecoraro Scanio e Sales.


Sandra Mastella
APPOGGIO DEI CLAN - Un filone dell'inchiesta riguarda presunti appoggi elettorali di un clan di Marcianise (Caserta): questa parte verrà ora stralciata e passata, per competenza alla Dda. Tra l'altro Pellegrino Mastella, uno dei figli di Clemente, girava con una Porsche Cayenne procurata dal titolare di un autosalone di Marcianise attualmente detenuto per 416 bis. Ma Pellegrino invia una nota - attraverso il suo avvocato Del Balzo - in cui precisa: «La vettura Porsche Cayenne è stata regolarmente acquistata e quindi pagata, come da prova documentale in suo possesso, che produrrà nelle sedi competenti. L’avvocato Mastella tiene conseguentemente a precisare che la Porsche non è stata assolutamente oggetto di regalo da parte di chicchessia, né ha mai conosciuto il titolare dell’autosalone di Marcianise».

UNA SUPER-PARCELLA - Un milione e 300 mila euro, a tanto ammonta la super parcella che è stata liquidata ad uno degli indagati. La persona in questione, in base al lavoro investigativo, è stata beneficiata dall’Asl di Benevento di una consulenza su un argomento che la stessa Procura di Napoli definisce «non chiaro». Si tratta della ricompensa ricevuta «dopo aver dispiegato per il partito (l’Udeur, ndr) la sua presunta intermediazione con gli organi di giustizia amministrativa in una controversia elettorale relativa alle comunali di Morcone (Benevento). Agli atti dell’Asl nessuna documentazione di tale consulenza ma solo il pagamento delle parcelle. Il beneficiario della frode, «un congiunto di un esponente di vertice del sodalizio», ha ottenuto la super parcella con una «truffa» (è la definizione della Procura) ai danni del consorzio di bonifica di Sessa Aurunca (Caserta) e della Regione Campania. L’importo è stato liquidato in relazione a presunti lavori di ristrutturazione della rete di adduzione dell’impianto irriguo di Cellole, sempre nel Casertano

16/10/09

Rifiuti, appalto Jacorossi e bonifiche

Intanto e' stato espulso dal Pd uno dei killer che l'anno scorso uccise un politico, sempre del Pd, a Castellamare di Stabia. Bassolino continua a perdere iscritti al partito!


NAPOLI (16 OTTOBRE) - Nove indagati, come scrive il Mattino oggi in edicola, nel nuovo filone dell’inchiesta della procura di Napoli sulla gestione dei fondi pubblici legati alle bonifiche condotte dal gruppo Jacorossi. Nell’elenco spiccano i nomi del governatore Bassolino e del prefetto Pansa, coinvolto nella vicenda per l’ultimo atto del suo mandato di commissario alle bonifiche. Indagati anche i due ex subcommissari Vanoli e Cesarano. Nell'inchiesta indagati anche Mario Lupacchini, Ovidio Jacorossi, Vincenzo Cocozza, Giuliano Porcaro, Michele Gustavo. L’inchiesta è firmata dai pm La Ragione e Woodcock

09/10/09

Treviso, corteo nel Comune leghista: "Via gli autobus di Napoli"

di PAOLO BARBUTO

NAPOLI (9 ottobre) - «Hai visto? Nel bar della piazza ci sono tre napoletani...». Riese, provincia di Treviso, undicimila abitanti, la Lega Nord al 75% delle preferenze, s’è svegliata lunedì scorso parlando della novità. Quando poi gli abitanti di Riese hanno scoperto che quei tre napoletani avrebbero guidato gli scuolabus per i 260 ragazzi del paese, è scoppiata la protesta.

Lassù, nel profondo nordest, s’è arrampicata la Angelino Trasporti che ha sede a Caivano. L’azienda ha partecipato alla gara per il servizio di scuolabus, l’ha vinta, ed ha portato in Veneto tre automezzi nuovi e quattro autisti giovani e disposti ad affrontare le difficoltà della vita lontano da casa. La pattuglia di napoletani, guidata da un dirigente della Angelino, è partita sabato scorso.

La domenica l’hanno passata a studiare i nuovi percorsi e, lunedì mattina, si sono presentati all’appuntamento con gli studenti. Non hanno fatto caso ai mugugni e alle facce torve: gli autisti hanno svolto il servizio, e sono stati sostenuti dal sindaco Contarin che, per la giornata di «esordio», ha messo a disposizione personale comunale a bordo degli scuolabus, per dare una mano con gli orari e con i percorsi.

Ma affidare i figli a quei napoletani è sembrato troppo alle mamme del posto, che hanno consegnato il loro malcontento alla cronaca locale del Corriere del Veneto: «Ho visto un autista fumare nel bus», ha detto una donna. «In tre giorni sono arrivati in tre orari diversi», ha spiegato una seconda mamma. «Lasciano i bus parcheggiati in strada», ha tuonato un’altra signora. Voci di parte, naturalmente. La Angelino smentisce e ipotizza anche il ricorso alla vie giudiziarie per ristabilire la verità. Insomma, al paese dove comanda la Lega Nord («E mi raccomando, scriva Lega Nord, non Pdl. Qui non ci sono alleanze che tengano. Abbiamo strapazzato sia Forza Italia che la sinistra», dice con orgoglio il sindaco Contarin) quell’invasione napoletana non è piaciuta per niente.

Nella battaglia si è inserita anche la famiglia Berno, che dal 1997 scarrozzava i ragazzi di Riese sui propri scuolabus. Ha partecipato alla gara presentando un’offerta con ribasso di poco superiore all’1%, rispetto alla riduzione del 15% (sui 79mila euro iniziali) proposta dalla Angelino: «Sembra che per presentare un preventivo così basso - ipotizza il Corriere Veneto - abbiano il vantaggio di poter pagare meno i dipendenti, grazie alle agevolazioni della loro Regione. Del fatto sono stati informati anche i rappresentanti di categoria».

Naturalmente non è vero. Ma l’importante è seminare dubbi, discredito e zizzania. Nel frattempo la Angelino ha già fatto partire le procedure per assumere personale locale, come fa in tutte le città nelle quali presta il servizio di scuolabus. Dalla lista dei disoccupati della provincia di Treviso saranno selezionati i profili migliori, così gli autisti napoletani potranno tornare a casa. Insomma, i «terroni» stanno portando lavoro al Nordest. Chissà cosa ne pensano le mamme leghiste...

Mamme, evidentemente, sempre incinte!
E poi dicono che al nord non sono buoni a fare figli...

08/10/09

Lodo Alfano, la Lega contro la Consulta:"stranamente 9 giudici su 15 sono campani".

E' vero: propongo di nominare/eleggere subito Cota, Borghezio, Speroni, Alessandro Cè e Renzo Bossi subito alla Consulta, tanto e' un organo inutile per il quale non e' richiesta nessuna preparazione.

Noviello e Sirleo, i pm che processano Bassolino chiedono - esasperati!- il trasferimento.

Poco da aggiungere, come biasimarli se il lavoro che hanno portato avanti viene boicottato da chi e' a difesa di uno scudo penale per i potenti?

06/10/09

Napoli, pioggia di incentivi del Comune per progetti fantasma.

NAPOLI (6 ottobre) - Sono i diciannove obiettivi strategici individuati dal Comune, vengono definiti «progetti di produttività» e valgono un milione e 200mila euro.

Ma si tratta, a ben vedere, di contributi per progetti fantasma o incentivi per i dipendenti come: il raddoppio del valore dei buoni mensa; aumenti per chi lavorerà «all’incremento delle entrate proprie» e per «migliorare i flussi di cassa dell’ente». A scorrere l’elenco, come scrive oggi Il Mattino, dei «progetti di produttività» affiorano anche 100mila euro «per contrastare gli effetti della crisi», 140mila euro per «lo sviluppo della società dell’informazione».

Tutti fondi da reperire tra i soldi che servono a pagare straordinari, indennità di posizione, indennità di rischio dei 12mila dipendenti. E per controllare che i dipendenti siano fedeli c’è un altro «progetto di produttività» del valore di 90mila euro.

Intanto in Regione emergono contributi per 9 milioni a sagre, processioni, «summit dei talenti» e kermesse varie. Tra i finanziamenti richiesti ce n’è anche uno per miss Mondo, almeno questo negato

01/09/09

Emigro

Vi comunico che l'attività di questo blog sarà sospesa a tempo indeterminato e fino a nuovo ordine. Mi accingo, infatti, a partire per un paese straniero molto vicino culturalmente e storicamente alla nazione meridionale. Non vi rivelerò qual è, ma già la considerazione che si tratta di un paese a noi affine, fa capire che non andrò nel Nord delle Italie che, per me, è distante 1.500 anni di civiltà e in cui - a differenza di tanti altri connazionali - non andrò mai a produrre un euro di PIL. Del resto la globalizzazione, l'Unione Europea, la tecnologia e i voli low cost - accanto al tramonto dell'Occidente - ci offrono il privilegio di scegliere il paese in cui emigrare.

Un saluto a tutti.

31/08/09

Chiuso per Vomito

Maurizio Blondet


Come temevo, ricevo una lettera così (e non è la sola).

«Caro Direttore,
capisco la sua riluttanza a parlare sulla vicenda Boffo ma lei non è stato molto tenero con il Salame. Mi aspettavo almeno di vedere pubblicato - come accade spesso in ultima colonna di questo giornale - almeno l’articolo del Giornale. Insomma, se alla direzione del più importante giornale della Chiesa (che oltretutto gode dei finanziamenti pubblici) ci deve stare un ‘noto omosessuale’ per di più ‘attenzionato’ dalle forze di polizia, sarà pure una notizia degna di nota? Se poi costui è anche reo confesso (vedi patteggiamento e sconto di pena) di un reato penale di molestia alle persone, sarà altrettanto degno di nota? Si sta parlando del direttore del giornale dei vescovi italiani, mica del giornalino parrocchiale!!! Prima che costui si dimetta dalla carica, dobbiamo forse aspettarci che venga arrestato dalle Guardie Svizzere in flagranza di atti omosessuali durante un gay party? Spero di no!!! Caro Direttore, se pensa che scrivere di Boffo sia come infierire, si tranquillizzi, via da quella poltrona Boffo può sempre chiedere ospitalità all’Unità di Concita o al giornale di Grillini.
Cordiali Saluti
Gianfranco»


Ed io non capisco il suo tono accusatorio, caro lettore. Visto che Berlusconi stesso ha preso le distanze dal vile attacco di Feltri, perchè vuole che attacchi proprio io? Sarei l’unico. Da destra a sinistra al centro, e specie al centro della Conferenza Episcopale Italiana, è tutto un esprimere solidarietà e confermare stima. E’ così: la pratica omosessuale, un tempo «peccato che grida vendetta al cospetto di Dio», è diventata una legittima preferenza, uno stile di vita; chi lo critica è «omofobo», esattamente come chi critica gli ebrei per i loro delitti in Israele è «antisemita». Le due lobbies sono potenti, è già duro sfidarne una.

Vuol sentirmi ripetere, come ho già atto tante volte ricavandone insulti, che l’omosessualità nella gerarchia e nei suoi dintorni è uno dei più gravi scandali della Chiesa, continuo fomite di storture e di doppiezze morali? Ma è la gerarchia stessa che mi smentisce: sapeva tutto sul caso giudiziario (ne parlò una pubblicazione radicale credo nel 2004), aveva dunque il tempo di prendere i necessari provvedimenti con l’opportuna discrezione. Evidentemente, ha valutato che i meriti dell’uomo lo rendono insostituibile. Lei è ingenuo e troppo ottimista, caro lettore, a ventilare dimissioni a seguito di arresti «in flagrantia» da parte delle Guardie Svizzere, proprio loro. Ma quali dimissioni?

L’attacco è «disgustoso», come ha detto il cardinal Bagnasco.

Pensi invece che da questo può venire un bene. La Chiesa italiana si è autonominata governo aggiunto del Paese. Non è il solo governo alternativo: abbiamo anche Bankitalia. Esattamente come Draghi a Bankitalia, il suddetto cardinale - ma la pratica è stata inaugurata da Ruini - tiene una «prolusione» mensile, dove, proprio come Draghi, esamina lo stato dell’Italia e dà consigli al governo su come governare. Tutti i giornalisti raccolgono con devozione le sue parole, come fanno con Draghi, e sottolineano i passi in cui appaiono critiche al governo vero, quello votato dagli italiani.

Naturalmente, questi due governi che nessuno ha votato, mentre criticano, non sopportano di essere criticati. E’ un a questione di potere,e la Chiesa italiana, come dimostrano i fatti, difende il suo potere con la stessa rocciosa intransigenza di Bankitalia. Ma almeno, dopo il fatto, non potrà più dire una parola sulle questioni morali, contro le nozze gay, contro la pillola del giorno dopo. Perchè tutte le «sinistre» che gli hanno espresso «solidarietà» in odio a Berlusconi, saranno allora pronte a ricordare al cardinal Bagnasco la stima e la fiducia confermata al personaggio.

Come cattolico, può spiacere. Ma evidentemente la gerarchia ha valutato, ed ha preferito scegliere: il potere, anzichè la verità. Ha preferito indebolire la sua posizione morale, anzichè sostiture un insostituibile direttore, che da parte sua non ha nemmeno fatto il gesto di offrire le dimissioni. Sarà almeno lecito dire che la Chiesa italiana soffre qui un suo, molto particolare, «conflitto d’interesse»?

Ma no. Tutto è normale. Bossi si recherà in Vaticano con Calderoli a spiegare le sue posizioni sugli immigrati, criticate dall’incriticabile CEI. Come vede, il potere dell’altro governo non-eletto viene riconosciuto e legittimato. Spero comprenda meglio la mia riluttanza.

Oltretutto, sono appena tornato da una vacanza alle Canarie (Lanzarote) e ho già voglia di tornarci. A parte la pulizia, l’educazione della gente, le buone infrastrutture pubbliche, la mancanza di graffiti sui bianchi muri di un’edilizia turistica modellata sull’architettura tradizionale popolare e senza abusivismo, tra i vari segni di civiltà ho trovato questo: i giornali radio spagnoli, in questi giorni, parlano della enorme disoccupazione dovuta alla crisi, e delle tasse che lo Stato dovrà aumentare, perchè la crisi economica ha ridotto gravemente gli introiti tributari.

Torno in Italia, e i giornali non parlano che dell’«attenzionato». Cioè di quello che, per corale, totalitaria dichiarazione generale, non è un problema. E allora, perchè dovrei parlarne io? Io che sono stato licenziato da quel non-problema, e potrei essere accusato di spirito di vendetta personale? Di disgustosa Schadenfreude?

Stia tranquillo anche lei, caro amico. Aspettiamo a piè fermo gli sviluppi degli eventi: con la ferma certezza che non mancheranno di regalarci altre gustose sconcezze e sapide, ulteriori prove della nostra boccaccesca inciviltà.

Noi qui vorremmo occuparci della crisi economica e dei suoi mandanti ancora impuniti; dei veri autori degli «attentati islamici» come l’11 settembre, o la strage di Lockerby; del genocidio e dei traffici d’organi che il Reich israeliano continua a perpetrare, nel silenzio dei media e della Chiesa.

Ma queste verità non interessano alla Chiesa, a Berlusconi, a Feltri. Non mi dica che non interessano nemmeno a lei. Altrimenti mi fa venire voglia di tornare a Lanzarote, come tanti pensionati tedeschi che hanno scelto quel posto civile come residenza della loro terza età, con mia grande invidia. E porre su questo sito il cartello «Chiuso per vomito».

Bassolino insulta Franceschini.

«Pur' 'e pulice tenono 'a tosse». La frase, lapidaria, compare sul blog di Antonio Bassolino. Traduzione letterale: «Anche le pulci hanno la tosse». Un richiamo che a Napoli si usa per le persone che parlano a sproposito e che in questo caso è da leggere come una replica al segretario del Partito democratico, Dario Franceschini, che si è dichiarato contrario a una possibile ricandidatura del governatore campano al Comune di Napoli.
«Pur' 'e pulice tenono 'a tosse». È la lapidaria espressione dialettale che compare oggi sul blog di Antonio Bassolino, sotto il titolo «Pulci e politica».

La traduzione letterale sarebbe «anche le pulci hanno la tosse», ma la frase - spiegano gli esperti di vernacolo - si usa per bollare coloro che «parlano a sproposito di cose che non conoscono».

Bassolino non fa nomi e non aggiunge altro, ma negli ambienti politici campani la frase è considerata una replica al segretario del Pd, Dario Franceschini, che ha criticato il presidente della Regione nella sua visita di due giorni fa a Napoli.

«Penso - aveva detto Franceschini, rispondendo a una domanda sull'ipotesi che Bassolino si ricandidi a sindaco di Napoli - che ogni stagione politica abbia un inizio ed una fine, e che il Pd di Napoli e della Campania abbiano diritto a guardare al futuro. Quindi penso che sia sbagliato pensare ad una candidatura a sindaco di Bassolino».

Parlando ai simpatizzanti della sua mozione, Franceschini aveva aggiunto: «Le stagioni ci sono anche in politica. La Campania ha avuto il suo inverno, e ora si merita la primavera».

Così, mentre i candidati alla segreteria sono impegnati nel tour elettorale che fino alle primarie di ottobre li porterà in giro per tutta Italia, sul terreno lasciano scontri e polemiche. Anche Franceschini torna, oggi, sul caso-Napoli. Risponde allo sfidante Pier Luigi Bersani, che ieri ha auspicato rinnovamento, ma ha detto di non potersi pronunciare con un sì o con un no sulla sorte del governatore. Anche la sua risposta, come quella a lui rivolta da Bassolino, non ha destinatario, ma il riferimento all'ex ministro è chiaro: va bandita «ogni ipocrisia», dice Franceschini. E aggiunge: «è ora di chiamare le cose con il loro nome e di dire dei sì e dei no: perchè la gente da noi vuole chiarezza e non mezze parole».

Tra i due candidati è scontro anche su un'altra questione 'locale', quella della candidatura alla segreteria regionale ligure, per la mozione Franceschini, di Sergio Cofferati. Bersani si è detto contrario al cumulo delle cariche, suscitando l'indignazione dell'eurodeputato. Ma oggi precisa di non aver voluto «fare nessuna polemica» e anzi ha detto di non gradire «l'aggressività» di Cofferati. A difesa dell'ex sindaco di Bologna, ma anche di Debora Serracchiani (anche lei candidata alla segreteria regionale ed eurodeputata) interviene allora Franceschini, che taglia corto: «Dobbiamo finirla con questa polemica strumentale».

Il segretario torna anche, in giornata, sulla questione della collocazione a sinistra del partito, sollevata dal suo sfidante e che tanto dibattito sta generando nel Pd. «Fare un grande partito significa accettare l'idea delle diversità, che ci sia sì la sinistra ma anche una parte più moderata». E in visita al cimitero di Ravenna, alle tombe di Arrigo Boldrini, «il mitico comandante Bulow della Resistenza» e dell'ex segretario della Dc Benigno Zaccagnini, sottolinea che sono i simboli di «due culture che sono già nello stesso partito, il Pd».

Ignazio Marino non fu un cervello in fuga. Ma il re della cresta sulle note spese,messo alla porta dagli americani-

Il sensazionale documento pubblicato oggi da Il Foglio di Giuliano Ferrara: la lettera del 2002 con cui il direttore del centro medico dell'Università di Pittsburgh allontanò Ignazio Marino dall'Ismett di Palermo perché faceva la cresta sulle note spese, condannandolo a restituire gli 8 mila dollari scoperti solo nell'ultimo anno e a rinunciare al tfr e all'ultimo mese di stipendio. Un documento che è la cartina al tornasole della storia di Italia. Marino fu incensato allora e rimpianto come un cervello in fuga costretto a questo da una politica miope. E' stato santificato, invece che essere processato come chiunque avesse fatto quel che si è scoperto su di lui. Carlo Marcelletti, che quei dubbi avanzò, perse tutto fino a morirne in mezzo ad accuse infamanti. Ecco il documento che oggi pubblica Il Foglio:

Gentile dottor Marino,
per varie ragioni Lei ha espresso il Suo desiderio di presentare le dimissioni dalla Sua posizione presso lo UPMC (University of Pittsburgh Medical Center) e da altre posizioni che derivano da tale rapporto. Secondo i termini e le condizioni indicate di seguito, l’UPCM accetterà le Sue dimissioni, con effetto da oggi.
Le Sue dimissioni riguardano tutte le posizioni presso UPMC Health System così come i privilegi dello staff medico presso gli ospedali UPMCHS e il Veterans Administration Hospital di Pittsburgh, Pennsylvania. Lascerà anche la Sua posizione in facoltà presso la Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh e si dimetterà anche da direttore dell’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) e dal Centro Nazionale Trapianti italiano.
In conseguenza delle Sue dimissioni, a partire da oggi cesserà di ricevere qualsiasi compenso, prebenda e benefit. A questo proposito, accadrà quanto segue:

1. L’UPMC non provvederà oltre al pagamento del Suo alloggio, ma può restare nell’appartamento sino al 30 settembre 2002. Tuttavia, a partire da oggi, l’UPMC terminerà immediatamente il pagamento dei servizi di aiuto domestico, e Lei sarà responsabile per ogni servizio, la tv via cavo e le altre fatture legate all’appartamento.

2. Per venerdì 13 settembre 2002 provvederà a restituirci tutti i cellulari, i cercapersone, i computer portatili, i documenti identificativi, le chiavi ecc., sia italiani sia americani. La Sua auto e le chiavi della Sua auto dovranno essere consegnati a Giuseppe Alongi a Palermo.

3. Tutte le carte di credito così come le carte di acquisto dell’UPMC saranno immediatamente restituite a Giuseppe Alongi.

4. Qualsiasi altro pagamento da parte dell’UPMC o di qualsiasi sua società controllata verso di Lei o la Sua famiglia si interromperà oggi e Lei accetta di rimborsare l’UPMC Italia per qualsiasi pagamento anticipato.

In conformità con la policy dell’UPMC la Sua copertura assicurativa sanitaria e dentistica proseguirà fino al 30 settembre del 2002. Dopo tale data, e se non richiesto altrimenti, Le saranno forniti tutti i diritti offerti dalla normativa vigente in materia (COBRA, Consolidated Omnibus Budget Reconciliation Act).
Sempre in conformità con la policy dell’UPMC, provvederà a restituire immediatamente tutti gli archivi e i documenti, sia in forma elettronica sia cartacea, che Lei ha rimosso o dei quali ha causato la rimozione dall’ufficio di Palermo e non rimuoverà alcun archivio né da Palermo né da Pittsburgh senza l’autorizzazione dell’UPMC. Tutti i libri e i giornali acquistati dall’UPMC o dalla Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh dovranno restare nell’ufficio di Palermo o in quello di Pittsburgh o, se dovesse scegliere di trattenerne qualcuno, li potrà acquistare a un prezzo ragionevole.

Per permettere una regolare transizione, i Suoi effetti personali potrebbero essere rimossi dal Suo ufficio entro venerdì 13 settembre 2002. Come richiesto dalla nostra policy, l’UPMC supervisionerà con discrezione la rimozione degli oggetti dal Suo ufficio. A partire da venerdì 13 settembre 2002, il Suo ufficio dovrà essere liberato, Lei non farà ritorno all’ufficio di Palermo, né a quello di Pittsburgh, o all’ospedale di Palermo a meno che non le sia richiesto da un rappresentante autorizzato dell’UPMC.

Come Lei sa, nell’iter ordinario necessario a elaborare le Sue recenti richieste di rimborsi spese, l’UPMC ha scoperto che Lei ha presentato la richiesta di rimborso di determinate spese sia all’UPMC di Pittsburgh sia alla sua filiale italiana. Di conseguenza è stata intrapresa una completa verifica sulle sue richieste di rimborso spese e sui nostri esborsi nei Suoi confronti. Tale verifica è attualmente in corso. Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’UPMC e alla filiale italiana. Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia. Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’UPMC ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’UPMC sia dalla filiale.

Come restituzione dei rimborsi spese doppi da Lei ricevuti (lei, ndt) accetta di rinunciare a qualsiasi pagamento erogato dall’UPMC o dall’UPMC Italia ai quali avrebbe altrimenti diritto, compresi (a titolo esemplificativo ma non esaustivo) lo stipendio per il mese di settembre 2002 e il pagamento per qualsiasi giorno di vacanza, permesso o malattia accumulato. Accetta inoltre di rinunciare a ogni diritto contrattuale per il trattamento di fine rapporto che potrebbe ottenere in seguito alle Sue dimissioni e solleva ulteriormente, congedandosi per sempre da esse, l’UPMC e tutte le sue filiali, compresi ma non soltanto la UPMC Italia e i suoi successori e aventi causa, da ogni e qualsiasi richiesta che possa avere ora o potrà avere in futuro, risultanti da eventi antecedenti a questa lettera. L’UPMC La solleva da ogni altra restituzione per i rimborsi spese doppi da Lei ricevuti.

Rispetterà i termini e l’impegno contenuto nel suo Accordo esecutivo di lavoro con l’UPMC del 1 gennaio 1997 come espresso nei paragrafi 3C, 3D e 4 del suddetto Accordo.
Si asterrà dall’esprimere qualsiasi commento sia in pubblico sia in privato che, intenzionalmente o no, possa essere considerato dispregiativo dell’UPMC e/o di ogni sua filiale, consociata, direttore, funzionario o impiegato o possa in qualsiasi modo compromettere le operazioni dell’UPMC o avere un impatto negativo sulla reputazione dell’UPMC in Italia o in qualsiasi altro luogo del mondo.

Salvo che l’UPMC non sia tenuta a rivelare le circostanze del Suo allontanamento a dirigenti selezionati e membri del Consiglio di amministrazione dell’UPMC e funzionari in Italia coinvolti con l’ISMETT a causa di obblighi fiduciari di UPMC nei loro confronti, l’UPMC manterrà confidenziali i termini delle Sue dimissioni e delle circostanze che le hanno affrettate. L’UPMC l’avviserà di tale rivelazione e avviserà coloro ai quali verrà fatta tale rivelazione che le circostanze riguardo le Sue dimissioni sono confidenziali. Su richiesta proveniente da qualsiasi potenziale datore di lavoro o partner commerciale, l’UPMC Le fornirà referenze neutrali, ovvero saranno fornite soltanto le date del rapporto di lavoro e la posizione da Lei occupata. Nell’eventualità in cui l’UPMC determinasse che Lei non ha rispettato una qualsiasi delle condizioni di dimissioni elencate nei paragrafi precedenti di questa lettera, l’UPCM non sarà vincolata a nessuna delle promesse illustrate in questo paragrafo in materia di riservatezza e referenze. Fermo restando tuttavia che l’UPMC, prima di contravvenire a tali promesse, Le farà pervenire con anticipo ragionevole una comunicazione dettagliata e le darà una ragionevole opportunità di rispondere e/o rimediare.
La sua firma sulla linea sottostante indicherà l’accettazione di questi termini e la Sua intenzione di essere legalmente vincolato a essi.
Cordialmente,

Jeffrey A. Romoff

La storia opaca dell’allontanamento di Ignazio Marino, atto II

“Una serie di irregolarità intenzionali e deliberate”. E’ questa la principale accusa contenuta nella lettera inviata dall’University of Pittsburgh Medical Center (UMPC) al medico e senatore Ignazio Marino il 6 settembre 2002 e pubblicata ieri dal Foglio. Il testo, sottoscritto e siglato in tutte le sue pagine dal chirurgo, contiene i termini delle circostanze che hanno “affrettato” le dimissioni di Marino dall’università americana. Marino – candidato alla segreteria del Pd – era direttore e co-fondatore dell’Ismett, il centro di trapianti di fama internazionale nato a Palermo in collaborazione con l’Università di Pittsburgh, dove Marino si era distinto per una brillante carriera nell’ambito della trapiantologia.

Nella lettera, il direttore dell’UPMC, Jeffrey A. Romoff, spiega che il motivo per la fine del rapporto di lavoro sono le gravi irregolarità amministrative commesse da Marino, nello specifico le “dozens of duplicate originals of receipts”, espressione che in in italiano si traduce così: note spese truccate. La missiva, firmata da Marino, stabilisce la restituzione del denaro da parte del medico e impone una serie di dure condizioni per la risoluzione del rapporto. A Marino viene concessa una settimana per liberare l’ufficio di Palermo e gli è intimato di non fare ritorno nemmeno nell’ufficio di Pittsburgh. Nella lettera si legge che fra le altre irregolarità ci sono “duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano” e “sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia”.

Infine, l’UPMC assicura a Marino che “manterrà confidenziali i termini delle Sue dimissioni e delle circostanze che le hanno affrettate” e promette che “fornirà referenze neutrali, ovvero saranno fornite soltanto le date del rapporto di lavoro e la posizione da lei occupata”. Per buona parte della giornata di ieri il contenuto della lettera è stato ignorato dalle agenzie e dai giornali on line. Il primo a reagire, poco depo le 13, è stato Mario Adinolfi, membro della direzione nazionale del Pd e sostenitore di Dario Franceschini alla segreteria. Anche un altro candidato alla segreteria, Pier Luigi Bersani, ha mostrato solidarietà per Marino: Nel tardo pomeriggio Ignazio Marino ha parlato con il Foglio, spiegando la sua linea difensiva. A oggi, anche a seguito della conversazione con Marino, le lettere più importanti di cui il Foglio è in possesso sono due. La prima contiene i “termini della separazione” ed è stata inviata a Ignazio Marino alle 15.21 del 6 settembre del 2002 dall’università di Pittsburgh. Marino la riceverà su un fax palermitano e, dopo averla letta, a mezzanotte e sedici minuti la rinvierà ancora a Pittsburgh.

La lettera si conclude così: “La sua firma sulla linea sottostante indicherà l’accettazione di questi termini e la sua intenzione di essere legalmente vincolato a essi”. Alla fine della lettera, subito dopo la firma del boss dell’UPMC Jeffrey A. Romoff, non solo c’è la firma di Marino ma per presa visione c’è anche quella di Claudia Cirillo, oggi segreteria particolare del senatore. La lettera, poi, presenta non una ma quattro firme di Marino. Oltre a quella in calce alla missiva, alla fine di ogni pagina c’è la sigla del senatore: IRM, che sta per Ignazio Roberto Marino. Il senatore definisce quella lettera “una bozza” e sostiene che “senza una copia cartacea mandata su carta pesante, quella gialla, la bozza non ha valore”. “Quella lettera, con l’inchiostro, non è mai stata firmata”. Marino dice di aver firmato “l’accettazione della ricevuta via fax” e che poi ha fatto rinegoziare i termini ai propri avvocati. Per dimostrare la rinegoziazione dei fatti, Marino ci consegna una lettera datata 6 settembre 2002, il cui orario è di poco successivo alla prima: 18.56. Questo documento, secondo Marino, dimostra che i termini della rinegoziazione sarebbero stati discussi successivamente alla lettera pubblicata ieri dal Foglio ed è un così detto “regolamento d’esecuzione”, in cui si definiscono i tempi, i modi e le condizioni della “transizione”.

A Marino vengono restituiti documenti personali, annotazioni di letteratura scientifica, corrispondenza personale di vecchi pazienti e il diritto di ritenere, senza costi aggiuntivi, il laptop. “Nonostante l’Accordo stabilisca il contrario – si legge nella lettera — il Dr Marino non dovrà lasciare il suo appartamento il 30 settembre 2002”. La lettera è stata inviata dallo studio legale che ha curato la rinegoziazione, “Rotham Gordon”, al legale dell’Upmc (Gorge A. Huber) e a quello di Marino (Cristine L. Donhue) e porta la firma dell’avvocato del senatore, e secondo Marino è questo “l’ultimo documento combinato che ha le firme di entrambe le parti”. Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi Marino non smentisce quanto accaduto. “In quel momento di tensione che si è creato, una revisione della contabilità ha dimostrato che c’erano discrepanze per 8 mila dollari. Effettivamente non posso dire che non ci siano state queste discrepanze, sarebbe scorretto non dirlo”. “Quello che il Foglio non dice – sostiene Marino – è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione”. Nella lettera inviata il 6 settembre dall’Upmc c’è però un passaggio chiaro in cui non si fa riferimento ad alcuna comunicazione precedente di Marino e dove l’Upmc dice che il senatore sarebbe stato “scoperto”.

Marino sostiene poi che l’opaca durezza di questa lettera sia dovuta a un fatto particolare. Nel giugno 2002, il chirurgo aveva ricevuto un’offerta di lavoro da un altro importante istituto americano (il centro trapianti dell’università di Philadelphia) e nella prima settimana di settembre a quella proposta il futuro senatore dirà di sì. Secondo Marino, quando Jeffrey A. Romoff parla di “altre irregolarità” scoperte dall’Upmc si riferisce solo a questa vicenda. “Sapevano – spiega Marino – che avevo accettato il contratto economico”. Durante il colloquio, le ragioni della durezza della lettera vengono infine spiegate da uno dei firmatari della mozione con cui il senatore si presenterà a ottobre a guidare il Pd: Ivan Scalfarotto: “Se un dipendente ha fatto qualcosa di sbagliato e tu non vuoi metterti a licenziarlo per giusta causa gli fai pressione psicologica e gli dici ‘guarda tu stai facendo questo imbroglio è meglio che te ne vai’”.

Nel corso della giornata di ieri, infine, il Foglio si è messo in contatto con alcuni dei protagonisti. A Pittsburgh, abbiamo chiesto di replicare a Paul Wood, vicepresidente dell’Upmc e responsabile delle pubbliche realzioni. Wood ha risposto ma non ha chiarito la vicenda. “Thank you for your inquiry. At his point in time, we have no comment”. A quanto pare, la sede dell’UPMC di Pittsburgh ha avvisato dell’inchiesta del Foglio anche la sede distaccata italiana. Alle 16.45, il responsabile dell’International Marketing Communications risponderà alla nostra richiesta di chiarimenti con queste parole: “Lei dovrebbe aver ricevuto questa mattina una mail da parte di Paul Wood, capo ufficio stampa di UPMC. Cordiali saluti”. Alla fine della giornata, resta una zona opaca sulle ragioni dell’allontanamento di Marino dall’università di Pittsburgh. E sulle note spese contestate una smentita delle irregolarità “intenzionali e deliberate” (cui Romoff fa riferimento nelle lettera sottoscritta da Marino) non c’è.

28/08/09

Per la Lega torturare gli immigrati è "legittima difesa"


Questo è il simpatico gruppo registrato su facebook con 400 simpatizzanti leghisti. Ora il partito proverà formalmente a prendere le distanze, ma sarà poca cosa. L'agire quotidiano della Lega ha, di fatto, dato piena legittimazione a questo balordi che diffondono solo una cultura razzista e ignorante. Basta ascoltare un comizio o una dichiarazione dei vari Bossi, Maroni, Calderoli e compagnia cantante per rendersene conto. Per questo, ogni volta che vi sentirete chiamare "terroni" o sarete ghettizzati - sul lavoro o in vacanza - da qualcuno per la vostra etnia ricordatevi chi gli ha dato il potere di farlo impunemente.

Il senso dei tempi. La famiglia perduta e la frittata gay.

Non riesco a provare antipatia per Max, Cicci e Andrè che pure occupano con i loro corpi, i loro birignao gay e i loro sgargianti asciugamani il mio scoglio di Talamone. Non riesco a capire come si possa aggredire una persona perché è omosessuale. Mi pare rozzo e pure stupido, quasi quanto chi propone leggi ad hoc per salvaguardare i gay come se fossero una specie protetta o una fragile cristalleria da tutelare come bene pubblico e cagionevole. In un paese civile dovrebbero bastare le leggi che valgono per tutti. Ma l'occasione delle recenti aggressioni ai gay è stata ghiotta per riprendere la celebrazione pubblica dell'omosessualità e la condanna di chi non si compiace per la pervasiva presenza di un immaginario gay che colonizza ormai la società.

Non voglio far prediche, preferisco partire dalla realtà, parlando di persone vere. I tre gay che ho citato non sono figure retoriche, ma reali. Ho disordinato i loro nomignoli ma sono davvero là, su quello scoglio in vacanza da Roma: lei, Max, è la femminona del trio, un incrocio tra un lottatore di sumo e una massaia obesa, liscia e abbronzata nelle sue rotondità lucenti, con una raggiera di capelli biondi arruffati ed una risata fragorosa, in falsetto. Poi c'è, non so come definirlo, il capo famiglia, con i capelli biondi legati a ciuppillo, come si diceva da noi delle casalinghe con la cipolla in testa, che governa il gruppo e sforna ogni mattina gustose frittate, con variazioni quotidiane e annuncio pubblico (oggi è di patate). Infine c'è il ragazzo, il pupo, il belloccio, più taciturno, magro e con capelli corti ma biondo-accecanti per denotare l'affiliazione al gruppo. Viaggiano in Mini Minor e scendono tardi al mare, la gente lascia loro la punta prelibata dello scoglio per una sorta di cavalleria o di usucapione.

Mi colpisce la loro voglia di amicizia, le loro carinerie per acquisire simpatia e farsi accettare, la premura con cui salutano tutti e a tutti offrono frittata mista, che è un po' il simbolo della loro vita. Su di me, per esempio, appena mi hanno conosciuto, si sono documentati e il giorno dopo che li ho conosciuti sono venuti preparati, avevano visto su internet vita e opere. Anche per rimediare all'amabile gaffe del primo giorno quando uno di loro, riconoscendomi come giornalista e scrittore, mi ha chiesto se fossi criminologo. Ho risposto che criminale forse sì, ma criminologo lo dica a sua sorella. Non ho ben capito i loro rispettivi ruoli nella vita intima e sessuale, ma non mi interessa saperlo. Mi colpisce di loro questa gioconda maturità, che mette allegria e tristezza. Il gay, e il trans in particolare, nell'ansia di travestirsi e di vivere la propria diversità, resta legato ad una specie di avvizzita infanzia e di sgualcita teatralità, che lo spinge a giocare per darsi un ruolo e a travestirsi per sancire l'asimmetria rispetto all'anagrafe e all'anatomia. Non ho difficoltà a riconoscere nella loro vita un disordine di fondo, come dicono i teologi, anche se mi riesce difficile trovare in giro vite ordinate.

La loro sembra un'identità gioiosa quanto sofferta, preadolescenziale ma quasi costretta all'immaturità, la pubertà come un ergastolo e una maschera permanente. Poi vedo in giro tra coppie scoppiate, famiglie senza figli, e avverto tanta insofferenza, me compreso, verso i rari bambini al loro primo frignare, in spiaggia, in aereo, al ristorante o in albergo. Capisco che un'epoca nata narcisista finisce omosessuale, ama nel suo sesso solo se stessa, la propria individualità accresciuta, non è capace di proiettarsi nella vera diversità, che è etero, e poi nella famiglia, nella procreazione. Ognuno si vive addosso, vive allo specchio e l'omosessualità fotografa e realizza la condizione presente. Se ci fosse uno Schopenhauer del Duemila direbbe che l'astuzia della specie ha deciso di portarci alla morte demografica anche in questo modo, alimentando pulsioni omosessuali.

Di tutto questo non voglio far scontare nulla a Max, Cicci e Andrè, a cui mando virtuali orchidee in cambio di frittata. So distinguere l'errore dagli erranti e sono convinto che una sessualità non disposta a procreare sia una distorsione del disegno naturale - e per chi crede, soprannaturale - di perpetuare la vita e fondare le famiglie. Non un peccato e tantomeno una ragione di disprezzo o di odio, ma un errore. Spesso mi trovo a dover considerare la loro umanità, e i loro gusti, la loro sensibilità, la loro affabilità e cortesia, mediamente più viva di quella dei cosiddetti etero. Mi piacerebbe solo che non si confondesse un'inclinazione privata con un modello pubblico.

L'omosessualità è un diritto, la sfilata gay è invece un esibizionismo che mortifica la loro dignità e la rende caricaturale. Vorrei che i bambini e gli adolescenti fossero educati al piacere e al dovere di formare una famiglia e non al primato assoluto dei desideri soggettivi; senza penalizzare chi per inclinazione naturale o per scelta poi si sottrae. Vorrei che non si ponesse sullo stesso piano una famiglia con padre madre e figli ad un triangolo omosessuale. Vorrei che si tutelasse pubblicamente la famiglia, come un bene pubblico, sociale e civile, naturale e culturale; lasciando le altre unioni, occasionali o omosessuali, alla libera sfera del diritto privato. Mi piacerebbe vivere in una società che coltivasse valori pubblici e poi lasciasse a ciascuno nella propria vita la facoltà di assumersi le responsabilità di una scelta diversa, sulla sessualità e la famiglia, la bioetica e l'eutanasia. Ognuno viva come ritiene di farlo, a patto di non danneggiare il prossimo. Ma una comunità che voglia dirsi civiltà abbia pure il coraggio di indicare i valori comuni e non considerarli occasionali, neutri e soggettivi. Una comunità libera e civile non impone valori ma non si sottrae a educare e orientare.

Per il resto dico a Max, Cicci e Andrè: dividiamoci lo scoglio e la frittata. E chi arriva prima si prende il posto migliore, senza priority omo o etero.

Marcello Veneziani

26/08/09

Immigrazione, speriamo che la Chiesa resista!

Gli insulti di Bossi alla Chiesa dimostrano che quest'ultima è l'unica forza capace di frenare la deriva razzista che si sta diffondendo nel nostro paese. Ormai ci si riferisce agli immigrati come a dei pacchi che vengono spediti da noi per dispetto, come se emigrare fosse piacevole. "Gli atei devoti bushisti" stanno con la Chiesa solo quando questa sostiene posizioni per loro convenienti, ignorando che la Chiesa è sempre a difesa della sacralità della vita e della centralità dell'individuo: per l'aborto, l'eutanasia, i Pacs o, appunto, l'immigrazione. Tutto è connesso e non si può accettare la divisione idiota tra una Chiesa di Destra e una Chiesa di Sinistra: la Chiesa è una e segue la sua linea. Per questo motivo, spero, da cattolico, che il Vaticano non si faccia intimidire dalle solite volgari minacce leghiste e continui a contrastare la rozzezza e l'inciviltà a cui ci ha portato l'osannata democrazia.

23/08/09

Oggi seguire il Vangelo è (ancora più) controcorrente.

Povero Papa Benedetto, nemmeno dopo la frattura del suo polso i servi del politicamente corretto gli hanno risparmiato le loro sciocche battute offensive e, spesso, volgari. Incosciamente riconoscono nel Santo Padre, e in tutto ciò che rappresenta, l'offerta dell'unica via alternativa a tutto ciò che seguono: il piacere per il piacere. In una società edonista che venera falsi miti, che si prostra davanti ad un pedofilo quale fu Michael Jackson e che ha perso ogni senso di appartenenza ad una comunità - culturale, nazionale o spirituale - l'unica novità genuina rimane il messaggio di Verità rappresentataci dal Vangeli. Oggi vivere pericolosamente significa ricercare il senso profondo dell'esistenza e la purezza mantenendo uno stile di vita non conforme. La fratellanza, la meditazione, la comunione sono le linee guida che basta seguire ai moderni ribelli per ricostruire una nuova società che sappia sottrarsi ad un relatismo che ci porterà sempre di più alla decadenza.

16/08/09

Iervolino: "il mare di Napoli è splendido".

Per il sindaco Iervolino "il mare di Napoli è splendido". Vero. Se non è balneabile, è solo perchè è il sindaco ad essere un cesso.

14/08/09

Perchè Bassolino è più forte che mai.

Non potendosi fare eleggere direttamente al parlamento europeo per il veto alla sua candidatura della dirigenza del PD, Il Cacaglio ha deciso di farlo per interposta persona attraverso il suo alter ego Andrea Cozzolino. Si è trattata di una prova di forza che ha consentito al tiranno di Afragola di riprendersi, in un colpo solo, il partito in Campania. Se pochi mesi fa le primarie per la segreteria del PD napoletano avevano determinato la vittoria del fronte a favore di Nicolais facendo apparire vicina la deposizione del tiranno, i risultati elettorali hanno sovvertito tutto: Cozzolino ha fatto il pieno di voti ed è andato a Strasburgo, mentre Nicolais - candidato presidente alla provincia di Napoli - è stato umiliato e costretto all'ennesima figuraccia dopo le registrazione segreta che fece di una conversazione con la sindacessa Iervolino.

Subito dopo, Bassolino ha cambiato altri 2 assessori: Cozzolino - ex alle attività produttive - per incompatibilità con la carica di parlamentare, e Velardi, dimessionario dall'assessorato al turismo. Abbiamo perso il conto del numero di assessori che il tiranno di Afragola ha cambiato da quando ha preso il potere. Negli ultimi 4 anni i rimpasti sono stati innumerevoli. Anche per l'opposizione, che, non esistendo, non sa quanti ce ne siano stati.

Intanto, il dittatore nullatenente è stato nuovamente rinviato a giudizio con l'imputazione di irregolarità nelle consulenze fornite dal commissariato straordinario ai rifiuti che, sotto il suo dominio, costò 100 volte in più rispetto agli anni precedenti.

Per questo motivo, probabilmente, il governo Berlusconi ha deciso di nominare Bassolino commissario straordinario di una sanità che ha reso pari a quella che si vede a Kabul o a Baghdad. E' sintomatico che il responsabile del commissariamento della sanità per lo sperpero di una montagna di soldi sia poi nominato commissario, cioè uomo con la mission di risanare i debiti.

Intanto, ultima chicca da segnalare, al congresso dei giovani del PD a Salerno, i sostenitori del tiranno - rectius i suoi scagnozzi - hanno pestato i seguaci del sindaco Vincenzo De Luca. Evidentemente hanno appreso appieno il modo di far politica del loro guru.

13/08/09

Gelminate/Università3

Tra i criteri per erogare i finanziamenti alle Università c'è la percentuale degli studenti promossi e la media che ottengono: più le università hanno promosso e regalato voti alti e più riceveranno soldi.

Ecco spiegato perchè "i laurefici" otterranno fior di quattrini, mentre le - poche! - Università serie saranno costrette ad aumentare le tasse per i propri studenti.

La meritocrazia al governo?

11/08/09

Sì alle gabbie salariali: al Sud le retribuzioni vanno aumentate.

Come dimostra un recente studio di Bankitalia, al Sud sono piu' alti i tassi di mutui e prestiti. Si aggiunga poi il costo delle assicurazioni, la benzina più cara, il bollo auto più caro, le aliquote Irpef e l'Irap più alte, gli immobili più cari al tasso di disoccupazione elevato, al costo maggiore dei servizi pubblici e l'inefficienza dello stato sociali che costringe i malati ad emigrare in strutture più attrezzate, risulta giusta e, anzi, doverosa l'attuazione di gabbie salariali in favore del popolo meridionale. Ben venga, quindi, la proposta di Calderoli: LE RETRIBUZIONI AL SUD VANNO AUMENTATE PER COMPENSARE LE SPESE AGGIUNTIVE CHE OGNI MERIDIONALE DEVE SUPPORTARE PER VIA DELLA POLITICA COLONIALE DEI GOVERNI ROMANOPADANI!Dovrebbero, anzi, essere equiparate anche le aliquote di Irap e Irpef: non è tollerabile che un meridionale paghi più tasse!

(Ansa) Secondo quanto si ricava dagli studi di Banca d'Italia sulle economie regionali, riferiti al primo trimestre 2009, la crescita dei prestiti a famiglie e imprese al Mezzogiorno, seppure in rallentamento, rimane su valori piu' alti del resto del paese. Al top la Puglia (Taeg del 4,96%), in Piemonte il valore piu' basso (3,9%)

Un mutuo per la casa o un finanziamento all'impresa continua a restare piu' caro al Sud, con tassi superiori a quelli concessi al -Centro-Nord. Secondo quanto si ricava dagli studi di Banca d'Italia sulle economie regionali, riferiti al primo trimestre 2009 e corretti per gli effetti delle cartolarizzazioni inoltre, la crescita dei prestiti a famiglie e imprese al Mezzogiorno, seppure in rallentamento, rimane su valori piu' alti del resto del paese. Il tasso annuo effettivo globale sui nuovi prestiti a medio e lungo periodo (Taeg), tuttavia, presenta valori piu' elevati con una punta massima del 4,96% in Puglia (il valore piu' alto a livello nazionale) contro il minimo del 3,9% raggiunto in Piemonte.

10/08/09

La Lega dalla parte dei ladri.

Extracomunitario fa arrestare ladri, denunciato in quanto clandestino
L'uomo del Bangladesh multato per 5-10 mila euro e l'ordine di lasciare l'Italia
entro cinque giorni

TORINO - D'ora in poi nessun extracomunitario non in regola con la nuova legge che ha introdotto il reato di clandestinità, denuncerà mai più un reato, neanche se avviene sotto il suoi occhi. A Torino un cittadino del Bangladesh ha denunciato e fatto arrestare tre romeni che gli avevano rubato il portafogli dopo averlo assalito di notte con una bottiglia di vetro rotta puntata alla gola. Andato in questura per la denuncia, è stato trovato privo di permesso di soggiorno. Quindi è stato a sua volta denunciato per il nuovo reato di clandestinità: dovrà pagare una multa compresa tra 5 mila e 10 mila euro con l'ordine del questore di lasciare l'Italia entro cinque giorni.

Questi sono i frutti del becero leghismo!

L'invettiva: "Io, bersaglio fisso dell'odiatore da tavolino"

di Pietrangelo Buttafuoco

Caro Giornale, chiedo ospitalità perché ci sono attorno a noi, in questa Italia con il sangue agli occhi, molti marciatori senza marcia, gente come lo storico manganellatore Sergio Luzzatto - e tra poco te ne chiarirò i motivi - cui sarebbe piaciuto partecipare alla presa della Bastiglia, del palazzo d’Inverno e perfino alla Marcia su Roma. Anche se, naturalmente, al momento di una vera marcia, Luzzatto indosserebbe gli scarponi da soldato solo in metafora, stando magari nascosto in un convento, a coltivare l’odio come ebbrezza del cuore. Vengo al dunque: a suo tempo, il Governo Prodi, nella persona di Francesco Rutelli, ministro per i Beni Culturali, mi nominò nel comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia. Ne fui onorato soprattutto perché a guidare il gruppo dei garanti c’era, e c’è ancora, Carlo Azeglio Ciampi, l’ex Capo dello Stato che mi ha altresì voluto con sé nel ristretto comitato di presidenza. Sul Sole 24 Ore di ieri c’è dunque Luzzatto che s’è preso di petto il 150° accusando l’attuale governo, nella persona di «livello» (basso, ovviamente) di Sandro Bondi, di aver utilizzato una sorta di manuale Cencelli al fine di porre l’anniversario dell’Unità sotto il segno della «memoria condivisa». A un certo punto Luzzatto si è chiesto: «Che cosa garantisce per esempio il garante Pietrangelo Buttafuoco, noto giornalista di estrema destra? Quale idea della storia d’Italia, quale memoria delle nostre vicende collettive? Forse la speranza che le celebrazioni dell’Unità nazionale arrivino a comprendere anche la marcia su Roma, “bellissima marcia”, scrisse Buttafuoco sul Foglio del 2 aprile 2004?».

Capisco di essere il suo chiodo fisso: anni fa Luzzatto scatenò una campagna violenta contro di me per evitare che vincessi il Campiello con il mio romanzo Le uova del Drago. E se lo dice lui che ho definito «bellissima» la Marcia - lui che mi fa il grande onore di collezionare tutto ciò che scrivo - non posso certo contraddirlo. Ricordo di aver perfino fatto, credo in quel 2 aprile, o magari un altro giorno (lui solo lo sa), l’elogio di Mino Maccari che in quel 28 ottobre 1922 alzò al cielo il motto: «O Roma, o Orte». Ho perfino fatto, come ben sa lui che mi colleziona, l’elogio di San Padre Pio che a sua volta elogiava «il manganello di Peppino Caradonna». Ecco, capisco di buttarla troppo in avanspettacolo facendo torto al suo mestiere di odiatore, ma se lui per fascista intende un intollerante, uno che per meglio calunniare il proprio avversario lo deforma, ebbene, in questo caso il fascista è lui. E mi scuso con i fascisti che sono tutti morti. I fascisti, così come i comunisti, erano fascisti e comunisti quando c’erano il fascismo e il comunismo. Cercarli oggi, scimmiottando sentimenti che non ci appartengono, è ridicolo. Nel suo caso, il militare in idee-cadaveri è anche vigliacco. Insomma, Luzzatto è solo un odiatore da tavolino che - fortuna sua - traffica non in marce ma in cattedre, non in rivoluzioni ma in concorsi e collaborazioni editoriali protette dalla Confindustria e da Gianni Riotta, celebrato finto avversario compiacente del Governo Berlusconi. Lui, il simpatico odiatore Luzzatto ovviamente ha diritto di vedermi come vuole: étoile della Scala, pescatore di trote, compagno di merende... o appunto. Lui che ha letto tutto di me avrà certamente divorato il mio Cabaret Voltaire, dove la butto proprio brutta con la destra, a maggior ragione con l’estrema xenofoba visto che io, da quel dì, campo di pane e studio dell’Islam. Di pane e studio dell’India. Di pane e studio della sublime tradizione sciamanica siberiana. Tutto ciò per portare al tavolo dei garanti anche Roma, proprio nel senso di Roma Orma Amor: l’idea primigenia dell’Italia. Quella di Virgilio, prof. Luzzatto, non quella dei Quadrumviri del 1922. E torno ancora un attimo al «noto giornalista d’estrema destra», dunque. Il certosino collezionista odiatore ha scritto così, ma voleva dire giornalista fascista e antisemita, giusto per linciarmi. Perché, ebbene sì, io sono il suo doppio, la sua paura, il suo fantasma: colpisce in me l’intollerante che si agita in lui. Caro Giornale, da quando mi sono accorto che lo squadrista Luzzatto raccoglie tutti i miei articoli, dal Foglio a Panorama, ho raggiunto una nuova, più matura sicurezza. Grazie a lui, infatti, ogni mio pezzo di carta non va perso. E confesso che nei miei articoli metto sempre una frase per lui. Tipo: «I nazisti almeno vestivano bene». Tanto lui ci casca sempre. So insomma come alimentare la sua morbosa passione. Pensate che il mio caporedattore mi prende perfino in giro: «Mi raccomando, Buttafuoco, non dimenticare la frase per Luzzatto!».