29/07/09

Scuola e Università: mai più con un partito alleato della Lega.

Negli ultimi giorni la politica è tornata a parlare - e non di certo ad occuparsi - di una parola che i media nazionali avevano dimenticato da tempo, quella di Sud. Di certo non ci incanta la strumentalità con cui l'astuto Lombardo sta facendo pressione sul governo per questioni interne alla Sicilia, ma - semmai - vanno fatte le dovute considerazioni sulle scontate reazioni della Lega Nord, la quale - con Bossi - ha subito espresso delle perplessità sulla missione dei nostri militari in Afghanistan per ricattare - come al solito - Berlusconi e far tornare sulla retta via un governo che fa gli interessi solo ed esclusivamente di 1/3 del paese. Va letta in questo senso anche la boutade che prevede di consentire l'insegnamento solo a quei professori che conoscano il dialetto della regione in cui operano. E', del resto, questo un vecchio pallino leghista che torna, ciclicamente, ogni estate a ridosso delle bocciature alla maturità di Renzo Bossi - il figlio maggiore del Senatùr che si vanta di chiamare i ministri del partito per fornigli indicazioni sui suoi desideri - e che ricalca quella sui magistrati padani in padania.

Pertanto, in attesa di una riforma "federale" della scuola, ci godiamo gli esiti di un concorso in magistratura spostato illegittamente a Milano e sul quali sono emersi molti dubbi sulla regolarità.

Non sono, tuttavia, questi gli elementi che devono far tremare il popolo del Sud: che la Lega avrebbe fatto di tutto per tagliarlo fuori non è di certo una novità, posto che - al momento - è in discussione addirittura l'erogazione del fondi FAS, fondi che la comunità europea eroga per il Sud e soltanto per il Sud ma che la Lega ha fatto bloccare per farli passare come una concessione, un privilegio ai danni del Nord.

Ciò che deve, invece, preoccupare sul serio è l'assegnazione dei fondi universitari che la Gelmini erogherà, in prevalenza, alle piccole università del Nord. Senza voler togliere nulla a centri accademici come Verona, non ci sembra affatto che la Federico II di Napoli o la Sapienza di Roma - dove si studia per davvero e i professori universitari fanno i professori universitari e non quelli del liceo! - possano essere tagliate fuori in nome di criteri tutt'altro che oggettivi. Come si può, del resto, valutare un ateneo in blocco senza distinguere facoltà da facoltà?

Se è vero che nei grandi atenei i baroni considerano spesso la cattedra un fastidio, non si possono di certo promuovere le micro-università in cui i professori fanno i tutors ai loro studenti in attesa - se meritevoli - di diventare professori in atenei seri, cioè in quelli che la Gelmini non finanzierà.

2 commenti:

Icarus.10 ha detto...

Eh?????!!!!perchè come è l'università di verona?figurati..non ha nemmeno la facoltà di ingegneria!!!1

CampaniArrabbiata ha detto...

Ci sarà scienze della comunicazione però, vuoi mettere:-)?
Io lo vedo per giurisprudenza, ogni volta che mi confronto con un laureato al Nord del Nord capisco che può solo spalare letame...